Home > Recensioni > Allen/Lande: The Revenge
  • Allen/Lande: The Revenge

    Allen/Lande

    Loudvision:
    Lettori:

A volte ritornano

L’acclamata coppia Russel Allen/Jorn Lande, dopo il fortunato “The Battle” immatricolato nel 2005, riprende il proprio discorso artistico pubblicando questo “The Revenge”, un lavoro che risulterà essere sicuramente il benvenuto tra le schiere di fan dei due cantanti. I Nostri tornano nuovamente in campo al fianco dell’ottimo Magnus Karlsson, autore e corproduttore del disco, che ha per l’occasione suonato chitarre (più efficacemente che in precedenza), basso e tastiere.
Se “The Battle” aveva entusiasmato i più, lasciando però alcuni un po’ perplessi a causa di certi aspetti non ottimali, questo “The Revenge” potrà risultare un ottima prova d’appello: perché riprende stile e ambientazioni del suo predecessore, un metal melodico con forti inflessioni hard rock e A.O.R, e oggi anche progressive, cercando al contempo di correggere tutti quei dettagli, più o meno rilevanti, che dovevano essere ritoccati.
In primis, dettaglio formale, il sound: oggi potente e cristallino, merito anche del mixing eseguito da Dennis Ward (Pink Cream 69, Angra), anziché un po’ polveroso e confuso com’era sul precedente disco dei Nostri.
E poi il dettaglio fondamentale: questo disco mette meglio in luce le personalità dei due cantanti, giovando di tutti i benefici che da ciò derivano. Se infatti in passato era stata forte l’impressione che Jorn e Russel avessero dovuto adattarsi a un contesto artistico già definito, salvando il salvabile, su “The Revenge” i due sembrano davvero essere riusciti a plasmare le canzoni attraverso la propria esperienza e talento artistico. Sono così riconoscibili momenti a volte un po’ Symphony X (“Obsessed”) a volte un po’ Masterplan (quelli più heavy e meno veloci, vedi “Who Can You Trust”) o altre ancora più vicine ai Millenium del mai dimenticato “Hourglass” (vedi “Master Of Sorrow” o”Under The Waves”) – e se è vero che ciò ha il suo ritorno commerciale, è anche vero che è tutto dovuto alle interpretazioni dei due singer. I quali sono riusciti a far trasparire ciò che sono stati e sono a tutt’oggi come artisti, in fin dei conti sdoganando “The Revenge” dallo status di mero album riempi scaffali, a vera e propria testimonianza artistica del valore di due voci ormai unanimemente definite come il meglio in ambito melodico-ma-con-le-palle.
Ci scuseranno i più avanguardisti se questa volta ci schieriamo dalla parte di quelli che ancora si emozionano ascoltando un album di buone canzoni, alcune più che buone (cfr. “Will You Follow”, “When Time Doesn’t Heal”), suonate e cantante come era lecito aspettarsi, nonostante “The Revenge” sia un lavoro che non dice assolutamente nulla di nuovo, in cui il deja-vu serpeggia allegramente, e che in definitiva non smuoverà di una virgola la storia del rock internazionale.

Scroll To Top