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  • Allhelluja: Inferno Museum

    Allhelluja

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Forti tentazioni

Un rock and roll infernale e un’immagine conturbante sono i due ingredienti su cui gli Allhelluja basano il loro filtro d’amore per un pubblico che sta da qualche tempo cominciando a riassaporare con gusto il sudore del rock. I riferimenti sono chiari e nemmeno troppo velati, ma questo è davvero poco importante quando a suonare è la musica del demonio e l’esibizionismo dal crudo sapore maschile rende lo spettacolo ancora più coinvolgente. Allora sono muscoli e tatuaggi a emergere per scatenare un groove che quando rallentato arriva ai limiti di un durissimo stoner e quando sguinzagliato fa pensare quasi all’hardcore, in particolare quelli impressi sulla pelle di un Jacob Bredahl (HateSphere, voce) quanto mai a suo agio nel ruolo di Caronte in attesa, tanto degli animi ignari che si faranno corrompere dalle facili tentazioni visive e sonore di “Inferno Museum”, quanto di quei dannati che, avvezzi a questo genere di viaggi, non sapranno più farne a meno. Chiunque siano i passeggeri, gli Allhelluja sapranno comunque traghettarli con successo attraverso un denso e magmatico fiume di sangue, portando a termine un primo compito che diabolicamente non mantiene tutte le proprie promesse. Il primo passo verso i piaceri dell’Inferno è compiuto, il Museum ne è solo l’anticamera.

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