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?Alos e Xabier Iriondo: Il Teatro della Crudeltà esiste ancora

Sin dal primo ascolto, il disco di ?Alos (aka Stefania Pedretti, che fa parte anche degli OvO) e Xabier Iriondo (Afterhours) ha sollevato in me molte domande. Perché scegliere come fonte di ispirazione Antonin Artaud, perché tradurre i suoi Madrigali, come mai due artisti si scelgono (anche se vedendo Xabier e ?Alos la risposta è evidente, sono simili e complementari, oltre che legati da un profondo affetto) di lavorare assieme e a cosa mirano?

L’autore dei testi di “Endimione”, il secondo album di ?Alos e Xabier Iriondo, è il poeta e drammaturgo (e attore, e pittore) Antonin Ataud, come mai?
?Alos
: “Quando Xabier mi ha fatto leggere i “Madrigali” di Artaud me ne sono innamorata. Li ho tradotti in italiano e li ho usati come testo dei sette pezzi del nostro album: sono così moderni che alcuni credono li abbia scritti io. Non sembrano scritti a inizio del Novecento, ma sono attuali e crudi “.
Xabier: “Io cerco ispirazione in ciò che leggo e in ciò che vedo. Mi ha attratto Artaud e il concetto di Teatro della Crudeltà, tanto che il nostro lavoro, dai testi alle musiche alle fotografie, al progetto grafico del disco, al video sono chiaramente parte di un unico disegno e vanno analizzati tutti assieme per comprendere appieno il progetto artistico. Artaud era in un certo senso un esponente della controcultura, ma ha fatto anche film mainstream: questo suo aspetto trasversale è affascinante”.
?Alos: “Abbiamo infatti aspettato il momento di girare il video (guardacaso in un ex manicomio) per fare anche le fotografie e concludere il progetto”.

Non è la prima volta che voi due lavorate insieme. In cosa “Endimione” è differente dal resto?
?Alos
: “Riguardo al 7′, era un mettere assieme le nostre idee, ma non ruotava attorno a un progetto unico, forte, come è accaduto ora”.
Xabier: “Questo disco è nato nostro, non incollato assieme. “The Hammer”, il pezzo che ho registrato con gli OvO nel mio disco “Irritzi”, è stato registrato dopo “Endimione”, ma è nato prima nella mia testa”.

Come è nato “Endimione”?
?Alos: “In studio, dopo una lettura delle poesie. Ma non abbiamo fatto un reading, anche se è la cosa più logica quando si lavora su delle poesie. Le abbiamo volute rendere più nostre. Io a volte le racconto, altre le canto, e so che se faccio un growl di un testo magari non lo si capisce, ma così abbiamo deciso di lavorare”.
Xabier: “È un album che non invecchierà”.
?Alos: “Anzi, magari con il tempo sarà capito di più, ad esempio il fatto che, per la prima volta, io canto in italiano. Per me è stato un passaggio molto importante”.

Dove lo avete creato e in quanto lo avete registrato?
Xabier
: “lo abbiamo registrato in due giorni, e anche il mixing è stato molto veloce”.
?Alos: “I brani li abbiamo creati assieme”.
Xabier: “Non volevamo usare due volte lo stesso strumento nel corso dell’album. Anzi, in origine non volevo neppure metterci la chitarra elettrica, il mio strumento. Molta importanza hanno avuto le dinamiche: se voglio che il pezzo abbia un segnale più spinto in fuori, scelgo alcuni strumenti, come, allo stesso modo, se il pezzo è piatto, cosa che, quando i brani sono particolarmente forti, accade, inseriamo qualcosa di inatteso, che lo modifichi improvvisamente. Mi piace usare gli strumenti in un altro contesto, magari destrutturandoli”.

Che cosa ascoltate normalmente?
Xabier
: “Non ascolto molto e non ascolto roba ipermoderna. Non ho più la fretta che le cose mi sfuggano, di non esserci quando le cose succedono. I miei primi ascolti sono stati il rock classico, da Elvis ai Led Zeppelin. Non sono mai stato un metallaro. Ho poi scoperto – contemporaneamente – il punk e il mio artista preferito, Bruce Springsteen. Mi piace conoscere la tradizione, per poi superarla. Ho seguito anche la no wave e il post rock. Conosco la musica basca, anche se essa per lo più è strumentale o legata agli strumenti, dato che durante la dittatura la lingua basca non poteva essere usata. Ho ascoltato e seguito in fieri l’evoluzione del punk basco, nato dopo la dittatura, attorno al 1984, di cui ho tantissimi dischi”.
?Alos: “Io ascolto per lo più HC e crust, e anche black metal, ultimamente. Ma dico quello moderno. Invece, non è molto che ascolto il metal: troppe chitarre. Odiavo le chitarre. Mi piace farmi consigliare i gruppi dai ragazzi giovani, di 20 o 25 anni: suggeriscono tanta roba bellissima: ma la mia passione originale è stata la musica classica, con i dischi de “I Capire” che facevo andare sul giradischi di casa, che montavo e smontavo ogni volta. Avrò avuto al massimo otto anni. Della musica classica mi è rimasta l’impostazione. Mi piace il crescendo tipico della musica classica, che porta all’esplosione. Mi piace la musica che lascia un’impressione, che fa venire la pelle d’oca”.

Due persone minute, dai visi affilati, con grande carisma. Appassionate, lui riservato, seduto in un angolo, avvolto in un grande cappotto, lei aperta, sdraiata ad occupare più spazio possibile, tutta capelli. Complementari, in intimità, che si capiscono con un solo sguardo. La speranza che ?Alos e Xabier Iriondo continuiono a lavorare assieme a lungo, anche se, come ha detto lui “è così bello quando i gruppi si sciolgono e le cose finiscono e non ci sono più”.

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