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Alpi svedesi

Terza calata italica per i redivivi Europe, fuori dalle scene da dieci anni e tornati l”anno scorso in line-up storica con un nuovo album, “Start From The Dark”.
Dopo l”apertura delle danze affidata ai preparatissimi e bravissimi, ma tutto sommato scialbi, Labirinto, il concerto della band svedese inizia puntale alle 22.00, con una “Got To Have Faith” eseguita a puntino.

Gli anni sono passati, le chiome cotonate, parte fondamentale di quel look un po’ kitsch che fa tanto rocker anni ’80, hanno fatto spazio ad abbigliamenti e sembianze più sobrie, più adatte a un manipolo di quarantenni in carriera, forse con qualche pensiero in più sul groppone rispetto a vent’anni prima. E il tempo ha lasciato leggeri segno anche sull’ugola di Joey Tempest, artefice di una prova sì professionale, coinvolgente e convincente, per certi versi invidiabile, ma tutti quegli acuti lasciati cantare al pubblico un po” di dubbi li sollevano; la presenza scenica e il carisma, però, ci sono ancora, integri: perché sul palco ci sa ancora stare.

I vecchi cavalli di battaglia, sia che prendano il nome e le fattezze easy di “Superstitious”, sia l’aspetto e le sfumature metalliche di “Seven Doors Hotel” (il primo successo della band, ottenuto in Giappone nel lontano 1983), splendono ancora di luce propria nell’esecuzione pignola di una band formata da grandi professionisti, che riescono a riarrangiare il proprio repertorio nonostante, di primo acchito, sembri tutto uguale a una volta. Il merito è innanzitutto della chitarra di John Norum, non più una Stratocaster, ma una serie di Les Paul dal suono più cupo, artefici principali di un sound granitico, volendo più moderno, di sicuro lontano da quello levigato fino all’eccesso che ha finito per legarsi indissolubilmente al monicker Europe. A farne le spese la tastiere di Mic Michaeli, sempre e purtroppo in background – come sul come back discografico, così è anche dal vivo.

La scaletta della serata è ben bilanciata, tra il nuovo rappresentato dai pezzi dell”ultimo disco, che in versione live risultano ancora più heavy che su CD, vedi “America” o “Flames”, e il passato dei dischi più noti, “The Final Countdown” su tutti e “Out Of This World”, lasciando quasi da parte “Prisoner In Paradise”, non fosse per un”ottima “Girl From Lebanon” e la groovosa “Yesterday News” (quest’ultima è un mistero: è un”out-take che ha avuto più fortuna del disco dal quale è stata esclusa). Per la gioia di tanti dei presenti, non viene dimenticato nemmeno “Wings Of Tomorrow”, secondo album della band, datato 1984, dal quale viene estrapolata la stessa title-track, cantata in modo affettuoso da tutti gli spettatori, alla faccia di un quasi sorpreso Joey Tempest il quale, forse, non si aspettava un”accoglienza così calda per un pezzo non certo tra i più noti del repertorio Europe.

Il pubblico partecipa calorosamente cantando tutti i pezzi proposti, prevaricando il cantante quando lo stesso propone una versione solo voce e chitarra del ballatone “Carrie”, un pezzo da novanta estrapolato da “The Final Countdown”, così come anche “Cherokee” e “Rock The Night”, cantate a voce persa da tutti i presenti.
E poi il primo break.
[PAGEBREAK] Fuori e poi di nuovo dentro per eseguire “Start From The Dark” a fungere da preludio alla canzone che si aspettavano un po’ tutti, da 19 anni a questa parte, sempre come fosse la prima volta. “The Final Countdown” chiude il concerto nella maniera che tutto il pubblico voleva, e sicuramente rappresenta il miglior modo per chiudere un concerto degli Europe, che certo per alcuni avrà il sapore agrodolce della malinconia di chi all’epoca aveva sei, quindici o vent’anni, l’età in cui alla musica si finisce per affezionarsi quasi per forza. Per alcuni sarà forse stato davvero così, per tanti altri, invece, è stata semplicemente una gran bella festa, coronata dalla gioia di vedere un concerto di una band che ha dimostrato, ovunque abbia messo il suo nome ultimamente, di avere sì un bel passato al quale non vuole rinunciare, ma anche tanta voglia di andare avanti. E dopo (anche) la prestazione di questa sera, pare avere tutte le carte in regola per poter raggiungere, di nuovo, i propri obiettivi

Fuoriprogramma: “La leggenda della cena con gli Europe”.
Questa è una vicenda che inizia la sera prima del concerto, quella del 12 agosto, quando la benevola organizzazione ha pensato di offrire ai maniaci più maniaci di Tempest e soci la possibilità di fare cena con i propri idoli. Lassù, nelle Alpi piemontesi. Offrendo un pacchetto che comprendeva il trasporto al ristorante (il Belvedere Resort di Bardonecchia), la cena e il biglietto del concerto della sera successiva. Pensa che romantico. Il tutto alla modica cifra di 150 euro, cent più, cent meno. Come dire di no?Roba comunque che alcuni hanno fatto e pagato, salvo poi raccontare il giorno successivo che, parlando (forse lamentandosi) con Joey Tempest del costo eccessivo per quella che era, in fin dei conti, poco più che una semplice cena, si sono sentiti dire che non dovevano “ringraziare” lui né la band, che aveva infatti dato sì l’ok all’apertura al pubblico del ristorante, ma non a far pagare un extra a chi avesse voluto intervenire (!), semplicemente perché non si sarebbe assistito a null’altro che al pasto di cinque svedesi, oltretutto poco propensi ad essere disturbati al tavolo. Come a dire: ristorante aperto, va bene, ma vogliamo essere lasciati in pace. Con buona pace di chi quei soldi li aveva spesi sperando magari in uno show-case acustico o almeno una tavolata unica, quelle che si fanno nelle cene tra amici, e finendo invece per ottenere, al più, qualche stretta di mano o magari un autografo.
Il tutto alla modica cifra di 150 euro, cent più, cent meno: la convenienza è di casa.

È vero, sembrano le solite informazioni da soliti ben-informati, ma tant’è, queste erano le voci di corridoio, pardon, di parterre che si udivano la sera del 13 agosto. In ogni caso, NESSUNO ha preso posizioni ufficiali. E in effetti per la sera del 12 agosto non era stato pubblicizzato alcun evento speciale, si era parlato solo della cena. Però, se davvero l’extra fosse stato imposto sfruttando l’affetto dei fan senza avere l’autorizzazione della band, la cosa sarebbe davvero di cattivo gusto.
Roba con cui ci si gioca la reputazione senza più possibilità di appello.

Ma questa è una storia senza colpevole, perché magari è tutta una messinscena, un depistaggio. O forse sarà colpa del solito maggiordomo? Qualcuno, comunque stiano le cose, giura già di averlo visto scappare con un ghigno sul viso, sulle note di “Seven Doors Hotel”: sarà davvero lui il colpevole?

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