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(Alter) bridge over troubled water

A pochi mesi dalla data sold-out al Fillmore di Cortemaggiore, tornano trionfalmente dalle nostre parti gli Alter Bridge di Mark Tremonti e dell’astro nascente Myles Kennedy, che voci di corridoio danno in procinto di unirsi ai Led Zeppelin al posto di Robert Plant (Signore, fai che tutto ciò non accada davvero).

Completamente esaurito già in prevendita, l’Alcatraz si appresta ad accogliere uno degli show più attesi di questa finale di 2008, per un sabato sera che neanche Giove Pluvio riuscirà a rovinare all’orda di fan che si appresta a riempire il locale milanese.

Spetta agli scozzesi Logan riscaldare l’atmosfera, compito non banalissimo ma brillantemente raggiunto con un set coinciso ma ricco di spunti felici, sulla base di un hard rock a forti tinte modern, spontaneo e privo di fronzoli, che viene molto positivamente accolto da un pubblico molto giovane ma anche propenso ad adottare i cinque di Glasgow, come dimostrano i cori che progressivamente accompagnano il frontman Kevin Collins sulle note di “When I Get Down” in finale di concerto.

Mentre i roadie predispongono lo (scarno) stage-set degli headliner, il pubblico inizia ad invocare ad alta voce l’uscita degli Alter Bridge, che grazie al cielo non si fanno attendere, presentandosi sul palco poco dopo le 21:00, quando l’Alcatraz viene investito dal potente incedere di “Come To Life”, dal recente “Blackbird”. E se le orecchie dei maschietti sono tutte per la chitarra di Mark Tremonti, è inutile negare che gli occhi delle femminucce siano tutte per Myles Kennedy, frontman d’eccezione e personaggio che emana star-quality da tutti i pori. Look e presenza scenica a parte, il ragazzo merita davvero: anche la sua voce – potente e melodica, sempre controllata e mai sopra le righe – ne fa una delle più brillanti promesse dell’attuale panorama musicale. E con tutto il bene che possiamo volere agli Alter Bridge, il futuro di Kennedy a nostro modo di vedere difficilmente potrà restare confinato nel ristretto ambito degli ex-Creed.

Com’era prevedibile, la scaletta attinge a piene mani dal recente “Blackbird”, dal quale vengono proposti i due singoli (“Ties That Bind” e “Rise Today”), una versione unplugged di “Watch Over You”, in occasione della quale non sarebbe stato male avere sul palco Cristina Scabbia. Non potevano mancare “Buried Alive”, “White Knuckles”, ma soprattutto “When Tomorrow Comes”, che scatena l’entusiasmo del pubblico, tanto da spingere Kennedy ad invitare le prime file alla calma, vista la quantità di fan schiacciati contro la transenna dai soliti idioti.

Non viene comunque tralasciato lo splendido album d’esordio “One Day Remains”, da cui vengono presentate la title-track, “Find The Real”, “Broken Wings” e “Metalingus”. A sorpresa viene estratta dal cilindro anche una memorabile versione di “In Loving Memory”, che lascia tutto l’Alcatraz senza fiato.

Le luci si riaccendono e il pubblico inizia a sfollare, nonostante con uno slancio di incredibile generosità il management del locale abbia deciso di permettere a chi ha assistito al concerto di fermarsi all’Alcatraz per la serata disco rock. Resta la sensazione di aver assistito ad una performance di grande impatto sia sonoro che emotivo, offerta da una band concreta, onesta ma soprattutto efficace. Tremonti e soci avrebbero potuto semplificarsi di molto la vita resuscitando i fantasmi dei Creed, ed invece eccoli lì, perennemente in tour a supporto di due dischi, magari non stratosferici ma di sicuro appeal, e consci di aver consegnato alla musica una nuova star. Myles Kennedy: segnatevi il nome, il ragazzo andrà lontano.

Come To Life
Find The Real
Before Tomorrow Comes
Brand New Start
White Knucles
Buried Alive
One Day Remains
Watch Over (acoustic)
Ties That Bind
Blackbird
In Loving Memory
Metalingus
Open Your Eyes
Broken Wings
Mud Bone
Rise Today

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