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Alyson Avenue: Gli Alyson Avenue sono io

Per arrivare al primo contratto e al debutto discografico gli Alyson Avenue ci hanno impiegato la bellezza di undici anni, quelli trascorsi dal 1989 al 2000, anno in cui è uscito “Presence Of Mind”. Ma anche un disco apprezzato da pubblico e critica non è stato sufficiente a sedare i dissapori che hanno sempre caratterizzato la vita della band, avvezza a continue separazioni per motivi artistici con conseguenti riappacificazioni. Ora Niclas Olsson, mastermind degli AA, tastierista e compositore di tutti i brani, sembra aver bene chiaro in testa quale debba essere il percorso da seguire. Forse è per questo che “Omega”, il loro nuovo lavoro, suona così bene.

Niclas, “Omega” sembrerebbe essere piuttosto diverso dall’album di debutto. Sei d’accordo?
Sì, penso proprio che sia così. La nostra intenzione era di non fare un disco così “hit-oriented” come era “Presence Of Mind”, solo con una serie di buone canzoni. È anche difficile fare un album che segua un disco che ha ricevuto critiche così positive. “POM” era un lavoro che veniva direttamente dal cuore, senza grosse aspettative, mentre “Omega” è decisamente più ragionato. Ma devo dire che dopo questo album sento che stiamo facendo il meglio per la band e che lo facciamo divertendoci. Con il cuore.

Come nasce la musica degli Alyson Avenue? Siete soliti arrivare in studio con il materiale già pronto oppure qualche volta vi affidate a una sorta di jam session?
Le canzoni e gli arrangiamenti sono studiati a fondo prima di iniziare le registrazioni. I primi anni provavamo a sviluppare con della jam magari idee di base che venivano principalmente dal mio strumento. In genere sono solito iniziare con uno spunto di melodia vocale che cresce fino a diventare un intero pezzo. Su “Omega” non abbiamo fatto quanto avrei voluto basandoci sulla sezione ritmica. Nell’album di debutto c’è un brano, “Tell Me You Love Me…Or Leave Me”, che si è sviluppato partendo da un’idea ritmica. Ma in genere parte tutto dalla melodia vocale.

Su questo album sono state suonate da te sia le parti di tastiera e che di batteria. La cosa curiosa è che nonostante tu ti dedichi a questi due strumenti e scrivi tutti i pezzi, la linea guida sembrerebbe data dai riff di chitarra. Come mai?
È una precisa scelta anche se penso che le tastiere siano troppo “avanti” sul disco. Mi piacciono le chitarre suonate bene, e voglio mantenere quel tipico stile AOR con le parti chitarristiche in grande evidenza. Per quanto riguarda la batteria invece, in futuro verrà suonata da qualcun altro.

In genere componi prima I testi o le melodie?
Sempre la musica e le melodie. Non sono un bravo compositore di testi… La cosa più importante è la melodia. Se scrivessi dei testi che non sento adatti a essere cantati quelle canzoni sarebbero pessime.

Quindi per te i testi sono una parte secondaria in un brano?
Io non faccio mai caso alle liriche, nemmeno a quelle scritte nella mia lingua. Però penso che in futuro presterò maggiore attenzione alla cosa anche perché non posso andare avanti a scrivere di relazioni. Per questo album ci siamo avvalsi dell’aiuto di Christian Rechling. La mia ispirazione comunque prende sempre spunto dalla mia vita e dai miei pensieri.
[PAGEBREAK] Ascoltandovi si coglie subito quanto siate stati influenzati dalla musica degli anni 80. Secondo te cosa rende così speciale quel periodo che secondo molti invece è una specie di “buco nero” nella storia della musica?
Credo che all’epoca si scrivesse con un atteggiamento maggiormente positivo. Non così oscuro e complicato come molti fanno oggi. Per quanto mi riguarda la musica dovrebbe trasmettere esclusivamente sensazioni positive. Sono convinto però che si stia riscoprendo la voglia di scrivere belle melodie. Per sopravvivere nel mondo odierno la gente ha bisogno di musica che trasmetta buone vibrazioni.

Com’è la situazione attuale dell’AOR in Svezia?
Non ne so molto, ma da ciò che ho sentito è la migliore da molti anni a questa parte. Spin Gallery e Blind Alley per esempio hanno fatto passi notevoli da quello che mi è stato detto. Questo è molto importanti.

Pensi che questo genere musicale possa avere ancora un futuro?
Non credo che l’AOR potrà mai tornare a quello che è stato negli anni 80. Ma forse, con un diverso “involucro” potrebbe avere un futuro. La musica va e viene, essendo anche influenzata dalle altre arti. Viviamo nel XX secolo adesso, e dobbiamo accettarlo.

Quali sono le band che preferisci di quel periodo?
Se devo essere sincero le mie favorite sono dei primi anni 90, ma i miei preferiti degli anni 80 sono Journey, Magnum, Europe e Heart.

Mentre oggi cosa ami ascoltare?
Non sento molta musica a dire il vero. Non ho tempo. La mia famiglia mi porta via molto tempo e quando non sono con i miei cari sono in studio a scrivere e registrare.

Veniamo alla formazione della band. Come mai la scelta di affidarsi a una cantante donna?
È stata una decisione naturale dopo aver registrato un demo con il nostro primo cantante, che era un uomo. Anette aveva fatto alcune armonizzazioni vocali e per un po’ siamo andati avanti con una doppia voce, maschile e femminile. Non abbiamo mai pensato troppo al fatto che avevamo una front-woman… Abbiamo semplicemente fatto la musica che ci piaceva.

La band si è formata nel 1989 e in questi 15 anni le separazioni sono state più di una. Com’è ora la situazione tra di voi?
Meglio di quanto sia stata per lungo tempo. Il più delle volte siamo stati io e Anette ad avere dei dissapori. Ora siamo maggiormente tranquilli e in sintonia su molte delle cose che ci dividevano.

Non pensi che alla fine i diversi punti di vista musicali dei vari membri del gruppo, oltre che creare frizioni all’interno di esso, possano essere stati un elemento di forza?
A dire il vero no. È stato molto difficile convincere gli altri della bontà di alcune canzoni in cui io credevo. Adesso stiamo tutti lavorando per il medesimo obiettivo, loro credono in ciò che scrivo e stiamo discutendo quale sarà in futuro il sound degli AA. Siamo tutti concordi su come dovrà suonare il prossimo album. Siamo gli Alyson Avenue e non deve importare nulla la musica che ciascuno di noi ascolta in privato.

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