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Amantyde: Il coltello tra i denti

LoudVision ha avuto l’occasione per uno scambio di battute coi veneti Amantyde, band rock-metal tuttora ben ancorata all’ambiente underground ma, con molta determinazione, giunta alla pubblicazione del nuovo disco in studio, “Mädchen”. L’asse del gruppo si appoggia sul bassista Andrea e la cantante Nicky. A loro la parola.

Ciao ragazzi e benvenuti su LoudVision. Innanzitutto ci fareste due cenni ricapitolativi delle principali tappe della storia del gruppo?
Riassumendo la storia degli Amantyde, abbiamo deciso di formare questa band nel 2006, dopo aver scoperto gli In Flames, grazie ad Andrea, il bassista. Ci sono piaciuti cosi tanto da voler diventare una loro versione con voce femminile. Dopo qualche prova, fortunatamente, ci siamo resi conto di non esserne in grado, e abbiamo ridimensionato le nostre ambizioni, spostando le nostre risorse verso la produzione di un rock metal moderno, in cui fondere l’alternative metal e il southern rock. Dopo un mese abbiamo inciso il primo demo, “Aurora” e nello stesso anno abbiamo registrato il nostro primo ep, “Leavit All Behind”, il quale ci ha permesso di ottenere un contratto discografico con la Black Fading records di Bologna, che ha supervisionato la produzione del nostro primo album ufficiale, “Bleeding Miles” del 2008. Dopo varie sperimentazioni di genere, e un cambio di line-up nel 2010, l’anno dopo abbiamo prodotto “Madchen”, per la Red Pony records. Finora ci sembra l’album più rappresentativo riguardo al tipo di musica che abbiamo sempre cercato di realizzare. (A parte il sogno di diventare i nuovi In Flames).

Passando al disco, potreste spendere qualche parola intorno alle otto tracce?
“Mädchen” è un album che abbiamo composto in pochi mesi, nel quale abbiamo cercato di cogliere il meglio delle influenze compositive portate dai nuovi componenti della band, cioè Dario alla chitarra e Gere alla batteria e ai synth. Abbiamo voluto scrivere un album passionale ed appassionato, un po’ ingenuo forse, come se fosse un ritorno allo spirito combattivo di “Leavit All Behind”, ma con l’esperienza compositiva che abbiamo maturato in “Bleeding Miles” a livello di arrangiamento e forma canzone.

(20eleven) accanto al titolo delle tracce 3,5 e 7… Sono tre canzoni già presenti in “Bleeding Miles” risuonate per l’occasione?
Si, sono tre brani in cui abbiamo creduto molto ai tempi di “Bleeding Miles” che però sono stati penalizzati dalla produzione.
Abbiamo scelto per questo di dar loro una seconda possibilità, con un’esecuzione, un arrangiamento e una scelta di suoni che in “Mädchen” li hanno valorizzati molto di più. Vogliamo inoltre farli arrivare, tramite la promozione di quest’album, ad un pubblico molto più ampio rispetto a quello di “Bleeding Miles”.

“Dust Childhood” è contenuta in tutte le produzioni degli Amantyde, sin dal demo “Aurora”. A cosa si deve questa scelta?
Si, è vero, in ogni album si può seguire l’evoluzione di questo pezzo, che ha subito diversi cambiamenti nella struttura e nell’arrangiamento. Abbiamo deciso di re-inciderlo anche stavolta perche è nostra intenzione usare il brano per il nostro primo videoclip ufficiale, che produrremo dopo il release party di gennaio.
[PAGEBREAK] “Mädchen”, ragazza, in tedesco. Cosa c’è dietro la scelta di questo titolo per il disco? Si lega all’immagine in copertina?
(A questa domanda risponde Nicky, voce della band) “Mädchen” è stata una mia idea, per questo prendo la parola a proposito. Questo album è stato concepito a seguito di un periodo molto difficile della mia vita, dove però ho avuto la possibilità di comprendere a fondo i meccanismi della società che ci circonda. Il nome dell’album, come tutto l’artwork, cerca di riassumere lo scenario di superficialità, mercificazione, censura e paura in cui stiamo vivendo in questo periodo. L’immagine della donna e il valore che le viene dato, secondo me, è sempre stato una chiave di lettura interessante per capire un determinato contesto storico e sociale, e purtroppo continuo a rendermi conto che, nonostante il progresso economico e tecnologico, essere una ragazza ed essere nel contempo una creatura libera e conscia del proprio valore, può essere estremamente difficile, oggi come ieri.

Qual è, a freddo, la canzone che più vi soddisfa e vi rappresenta in “Mädchen”?
Eh..domanda difficile..è come chiedere ad una madre qual è il figlio che ama di più, eheheh… Comunque possiamo dire che il pezzo che abbiamo scelto come primo singolo, “Creepy Crowlies” è, senza dubbio, la canzone che condensa al meglio la nostra direzione stilistica.

La nona traccia è una cover dei Cranberries. Una scelta proveniente da ascolti di tanti anni fa?

“Zombie” all’inizio si trattava di uno scherzo. Abbiamo provato a rifarla tanto per vedere come sarebbe venuta fuori, ma dopo il successo che ha riscosso dal vivo è diventata una costante della nostra scaletta live, e abbiamo colto l’occasione di “Mädchen” per inciderla.

Chi è / chi sono i principali compositori degli Amantyde?
Naturalmente il chitarrista, Dario, è il principale autore delle parti strumentali, essendo questo un genere che si basa soprattutto sulla chitarra. Dopodiché ognuno di noi lavora sul pezzo a modo suo, trovando le linee di voce, basso e batteria, e si passa all’arrangiamento ed alla struttura lavorando tutti insieme. Per quanto riguarda i testi, se ne occupa Nicky, la voce.

Quali sono le principali influenze musicali nelle scelte compositive della band?
Alternative metal, alternative rock, southern rock, thrash metal.

Quali pensate che siano le differenze più marcate tra “Mädchen” e il precedente “Bleeding Miles” (se ci sono)?
Innanzitutto la produzione. “Bleeding Miles” è un album un po’ freddo, patinato, mainstream, e, per quanto le canzoni siano molto orecchiabili e ben strutturate, manca del mordente che abbiamo cercato di instillare nel nuovo album. Un’altra, importantissima differenza, sta nel fatto che “Mädchen” è stato composto e suonato da un nuovo chitarrista e un nuovo batterista. Senza voler minimizzare l’ottimo lavoro che hanno sempre fatto i precedenti componenti, adesso possiamo dire di aver acquisito un maggior affiatamento a livello esecutivo e compositivo.
[PAGEBREAK] Ho visto alcune pagine su internet che vi definiscono un gruppo “gothic metal”. Vi infastidisce se quest’etichetta (o qualche altra) vi viene appioppata?
Eh…all’inizio ci infastidiva, ma ormai ci siamo rassegnati, eheheh. Purtroppo, soprattutto in Italia, la conoscenza del metal è molto limitata. Quando ci si imbatte in una voce femminile ci si collega automaticamente a gruppi come Nightwish, Lacuna Coil, Within Temptation e cose del genere che, usando un eufemismo, non ci fanno particolarmente impazzire. Pensiamo che una cantante donna sia in grado di farsi valere anche su altre declinazioni del metal, senza essere costretta ad incanalarsi per forza in un genere cosi abusato e piacione come il gothic.

Mai pensato di cantare solo in italiano? “Dimmi Che” era un buon brano…
(Nicky risponde): Ti ringrazio. Io personalmente mi vergogno abbastanza di quella canzone, ma apprezzo molto il fatto che ti piaccia! Ahahah! “Dimmi Che” è stato un esperimento scritto ancora nel 2005 con la mia vecchia band, i Mistery Motel, e che poi abbiamo riarrangiato con gli Amantyde. Era stata scritta per un concorso indetto dalla RCA, e a suo tempo mi avrebbe dato qualche bella soddisfazione se non avessi il carattere che ho, cosi poco incline ai compromessi. Il mercato italiano non ci interessa, e scrivere in inglese mi evita di sentirmi retorica e stupida, quindi credo che continueremo sulla nostra linea, per il momento. In un domani, chi lo sa…

Come sono andati questi primi 5 anni di vita “professionale”, dall’ep “Leave It All Behind” del 2006? Vi si sono schiusi nuovi orizzonti per suonare oltre al Veneto?
Abbiamo avuto fortunatamente la possibilità di suonare in tutta Italia, aprendo per alcune tra le band più importanti del panorama nazionale, come Exilia, White Skull, Domine… Abbiamo anche fatto un mini tour in apertura a Pino Scotto, nel 2009 e, nonostante il personaggio sia alquanto discutibile, questo ci ha permesso di suonare su palchi importanti davanti a migliaia di persone.

Come decolla una band nell’era della musica scaricata e “spacchettata” dai supporti fisici come i cd?
Una band decolla grazie a YouTube. Ormai non contano più le copie di cd vendute, ma contano le visualizzazioni sul tuo canale. Se una mattina ti alzi e scopri che in Uruguay ci sono delle persone che postano i tuoi video sulla loro pagina Facebook, allora vuol dire che la tua musica piace e che stai lavorando bene. Non si fanno più i soldi vendendo gli album, l’obiettivo adesso per una band emergente è quello di raggiungere una popolarità tale, tramite i social network, da potersi garantire un pubblico fisso ai live, e di conseguenza un buon cachet. La gente non compra più i dischi, è vero, ma continua ad ascoltare musica, anzi, ne ascolta sempre di più. Nonostante rincari della benzina, punti sulla patente e crisi mondiale, pensiamo che finché ci saranno musicisti che han voglia di suonare, ci sarà sempre qualcuno pronto a muoversi per ascoltarli. Almeno, è quello che ci auguriamo.

Com’è nato il nome della band, Amantyde?
(Nicky): Parlo io perche io c’ero, e so com’è andata veramente. L’altra persona presente in quel momento è il nostro ex chitarrista, che si è reso irreperibile per non dover lasciare dichiarazioni. Quando ci siamo formati volevamo metterci il nome di un animale, tipo Pantera. Poi volevamo un nome al femminile, come i Metallica. Contemporaneamente volevamo un nome malinconico tipo Flowing Tears e nel contempo violento come In Flames. Alla fine è venuto fuori Amantyde, che di per se non centra un cazzo, e dopo averlo inventato abbiamo creato intorno una spiegazione per renderlo plausibile, collegandolo al discorso della mantide, ecc… ma in realtà è una parola che abbiamo pronunciato a caso. Probabilmente eravamo anche un po’ sbronzi. L’abbiamo tenuto solo perche suona bene. Direi che questa perla riassume abbastanza bene lo spirito serio e consapevole degli Amantyde!

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