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Ambarabà ciccì coccò, tre civette…

Cast al completo al cinema Adriano di Roma per la presentazione alla stampa del nuovo film di Aldo Giovanni e Giacomo, “Il Cosmo sul Comò”. Accanto al trio comico milanese e al loro storico produttore Paolo Guerra, il regista Marcello Cesena. Giacomo è l’intellettuale del gruppo, Aldo non guarda film con titoli impronunciabili, Giovanni dimentica le domande dei giornalisti o non le capisce proprio, per la disperazione di Giacomo.

Come vi è venuta l’idea del film a episodi? Invece di uno solo avete fatto quattro film più uno. Come avete pensato a questa struttura?
Marcello Cesena: La scelta non è stata casuale. Non volevamo un impasto uniforme. Abbiamo scelto volutamente stili, temi, citazioni, immagini differenti. Abbiamo accostato Harry Potter alla commedia italiana anni 70.

Perché questo titolo? Cosa significa per voi?
Giovanni: Oggigiorno tutti hanno la possibilità di avere saggezza e sensibilità a portata di mano, basta un clic, ma pochi sfruttano davvero quest’occasione.

È la prima volta che usate dei travestimenti. Come ha fatto Cesena a convincervi?
M. Cesena: Oddio, in effetti è stato durissimo riuscire a convincerli. La prima idea è stata quella dell’episodio di raccordo, quello con Tzu-Nam e i discepoli Pin e Puk. Poi è arrivato il maestro Ayurveda di “Temperatura Basale”. Credo che l’effetto dei travestimenti sia molto divertente.

L’uso degli effetti digitali è perfetto. È un film all’altezza di Hollywood o della saga di Harry Potter. Come è stato lavorare con la tecnica digitale?
M. Cesena: Il grande problema è stato in realtà che loro hanno dovuto recitare separati, e separare un trio è come dividere un atomo, la loro verve comica rischiava di venire meno. È noioso per un regista girare scene con la tecnica digitale, ma il risultato è stato davvero straordinario, grazie anche ai bravissimi tecnici della post-produzione.

Come sempre nei vostri film, anche in questo ci sono parecchie citazioni. In particolare non sfugge l’interpretazione di Giovanni, che nel primo episodio si è rifatto al Furio di Verdone.
Giovanni: Ah sì?
Giacomo: Guardate che lui non sa nemmeno chi è Furio. Lo sapete com’è: non fategli queste domande difficili con citazioni colte.
Giovanni: Dai smettila! Ammiro molto Verdone, e sono contento che sia venuto fuori questo accostamento, ma ne ero del tutto inconsapevole.
Giacomo: In realtà quando facciamo un personaggio non pensiamo mai troppo ai modelli. Cerchiamo di metterci del nostro e creare qualcosa di nuovo.

strong>Come siete cambiati in questi vent’anni di lavoro insieme?
Aldo: All’inizio avevamo più energia e follia, oggi più esperienza. Ma in fondo siamo rimasti gli stessi di sempre.
Giacomo: Sono d’accordo. Personalmente credo di aver tirato fuori una certa incazzosità: in passato non avrei mai mandato a quel paese un medico, come faccio nell’ultimo episodio.

Cosa avete visto e vi è piaciuto quest’anno al cinema?
Giacomo: Quest’anno ho amato molto “Il Petroliere”, “Non È Un Paese Per Vecchi”, e poi “L’Isola”, un bellissimo film russo, che questi due qua non sanno neanche cosa sia.
Giovanni: Io ho visto Changeling pochi giorni fa e mi è piaciuto molto.
Aldo: Io i film coi titoli che non riesco a pronunciare non li guardo.

Che lavoro avete fatto sulle musiche? Avete deciso basandovi anche qui sulle citazioni?
M.Cesena: Più che le citazioni abbiamo considerato la differenza stilistica tra i vari episodi. Io sono particolarmente soddisfatto di quello sulla pinacoteca stregata, perché ho ottenuto proprio quello che desideravo: un misto tra la musica sinfonica hollywoodiana e quella delle gag comiche dei cartoni animati.

In genere i comici nel privato sono persone tristi. Anche per voi è così?
Giacomo: È una gran verità. Per noi far ridere è un modo espressivo, è il nostro modo per raccontare la vita. Ma quando scendiamo dal palco siamo più noiosi della media delle persone.

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