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Amen: We Are North American Scum

Eccolo qui: seduto a un tavolo colmo di patatine e schifezze assortite, con un ventilatore spinto alla massima velocità puntato diritto sulla schiena, con una diet-coke in mano e un’ematoma fresco fresco sulla fronte pallidissima.
Casey Chaos è un individuo complesso e interessante, ben disposto al dialogo e poco disposto al compromesso: ascolta attentamente, pondera le risposte e dice la sua, senza baccano, senza tracotanza, senza autocompiacimento. Ne esce una chiacchierata molto distesa, durante la quale, tra le altre cose, non esiterà a spendersi per gli Scum – il progetto che lo vede impegnato al fianco di Samoth e Faust – con parole che alimenteranno la salivazione di chi nel cuore “ci ha la fiamma nera”.

Ciao, come va? Ho saputo che hai dovuto subire un’operazione…
Già, è stata un po’ una menata… ma ora va decisamente meglio, è sempre bello essere in tour in Europa, per me è come prendersi una bella vacanza dall’America!

Ma c’è davvero una differenza così grande tra la società statunitense e quella europea?
Oh, ma certo! È simile alla differenza che c’è tra una Porsche e una Volkswagen, ha ha! Qui voi avete molta abilità “artigianale” nel fare le cose, vi preoccupate molto di ciò che fate, mentre in America la gente pensa solo ai soldi… Inoltre crede a qualunque cosa le venga detto dal Presidente o da altri personaggi simili. Voi siete più intelligenti! Qui la gente ha sempre avuto dei gusti, ha sempre creato nuovi stili… sto pensando anche ai vostri gruppi hardcore degli anni ’80 come Raw Power, Indigesti, Negazione… sono bands straordinarie con cui sono cresciuto! Al momento non c’è molto in America che riesca a prendermi più di tanto…

Che ne pensi di questa ondata di gruppi metal-core proveniente dagli Stati Uniti?
È soltanto un altro trend. Ci sono senza dubbio band che sono oneste e altre che lo sono meno, ed è una cosa abbastanza ovvia al momento dell’ascolto: mi annoio molto quando incontro musica della quale posso dire “Mmh, questa parte sembra presa da questa band, quella da quest’altra ancora”, così, senza individualità. È questa per me la vera menata. La cosa che conta davvero è essere autentici. Poi il rischio è che il risultato sia o veramente bello o veramente schifoso, ma non importa, basta che sia vero.

Con l’ultimo album hai preso una direzione decisamente punk. È stata una scelta ponderata o è venuta fuori così, senza una ragione particolare?
Allora, noi stavamo facendo un disco per la Virgin. Poi il contratto si dissolse, proprio perché anche l’etichetta si stava dissolvendo. È stata una cosa che non aveva nulla a che fare con gli Amen come band, ma è stato soltanto un problema con la casa discografica. Noi eravamo molto arrabbiati perché avevamo fatto un album e dovevamo lasciarlo indietro, così iniziammo a registrare nuovo materiale, in una quantità compresa tra cinquanta e cento canzoni, delle quali molte erano da finire, molte altre erano senza voce, ecc. Al momento non sapevo ancora quali sarebbero state le quindici che avremmo completato. Comunque Scott, Matt, il batterista ed io siamo andati avanti a registrare più materiale che potevamo. Nel frattempo io incominciai a parlare con un po’ di gente, un po’ di etichette, cose così. Avevamo avuto altri contratti discografici, e per una serie di cavilli non potevamo far uscire un nuovo album. Comunque un giorno Daron dei System Of A Down mi invitò far parte del suo side-project e a un certo punto mi chiese “Be’, allora, quand’è che esce il vostro prossimo lavoro?”, e io risposi “Non so, non abbiamo un contratto!”. Stavamo per fare un tour in Inghilterra – l’album a quel punto era pronto – e lui mi disse “Hey dude, stai attento, non firmare nulla laggiù! Ci penso io al tuo disco!”. Così da quel momento in poi Daron fu molto coinvolto, apportò molte idee su come tagliare le canzoni e su tutta la fase di editing, alcune cose le abbiamo fatte e altre no; mi disse che gli Amen erano la sua band preferita, e vedeva gli Amen in un suo modo particolare. Credo che alla fine sia stato questo a influire sul risultato. Pensa che ci siamo trovati a non utilizzare brani che erano molto più punk – nel senso di più aggressivi e più vicini ai The Germs o a certa roba old school – di quelli che effettivamente abbiamo messo sull’album. Hai presente la B-Side di “California’s Bleeding”, il singolo? Ecco, c’erano circa dodici canzoni di quel tipo, più o meno. E penso che il prossimo disco sarà proprio così, ancora più estremo!

Invece cosa mi dici a proposito degli Scum?

Yeah, ha ha, abbiamo appena finito l’album! Appena prima di questo tour siamo andati in Norvegia e l’abbiamo masterizzato, inoltre abbiamo anche girato un video. Pensa che quando sono arrivato in Norvegia lo stato ha pensato che tutto ciò costituisse una buona pubblicità, così ci hanno dato dei soldi per fare il video! Non è una figata? Comunque l’album uscirà in autunno, ed è decisamente buono. Anzi, penso che si tratti di una delle cose migliori che io abbia mai fatto. È stata la prima volta in assoluto in cui ho lavorato con persone così dotate, con dei musicisti così incredibili… certo, anche Daron è un grande musicista, ma la gente della scena black metal e i ragazzi dei Turbonegro hanno un talento davvero unico. È tutto un altro mondo. Inoltre ero molto eccitato all’idea di essere l’unico americano coinvolto nel progetto.
[PAGEBREAK] Già, questo mi incuriosisce. Avete trovato punti d’incontro e lati in comune che non vi sareste aspettati?
Sì, certo. Il progetto è nato due anni e mezzo fa, e Faust era ancora in prigione. Gli davano la libera uscita per il weekend, e sfruttavamo questi momenti per provare. Lui si è dimostrato intelligentissimo e totalmente dedito al progetto, oltre che una delle persone più sincere che io abbia mai incontrato in tutta la mia vita. Il sistema carcerario norvegese è costruito più sulla correzione che sulla punizione, al contrario di come accade in America: il carcere americano fa di te un migliore criminale, mentre quello norvegese fa di te una persona migliore, ti aiuta a realizzarti. Come batterista ha un talento naturale, e la chimica che si creava tra lui e Samoth mentre lavoravano aveva dell’incredibile, pensavo “THIS is black metal!” e, cazzo, essere in uno studio a scrivere con loro è stata un’esperienza davvero straordinaria. Ovviamente avevamo anche un grande rispetto reciproco, loro sono veramente “hardcore” e non lavorerebbero mai con qualcuno che non stimano, nemmeno per un milione di dollari: sono molto fieri di essere chi sono e non farebbero mai niente che infanghi la loro reputazione. I ragazzi dei Turbonegro li conosco da un po’, e sono gente fantastica pure loro; all’inizio anche Satyr faceva parte degli Scum, ma poi ha dovuto declinare a causa dei tour e di tutti i suoi altri impegni; Mortiis ha invece assunto un ruolo maggiore rispetto a quanto avessimo previsto, ha cantato su una B-side del singolo e ha fatto un po’ di backing vocals qui e là; il mio obiettivo era quello di rimettere insieme ¾ della formazione originale degli Emperor…

Una bella soddisfazione, eh?

Certamente, è un grande onore! Per non parlare poi del coinvolgimento dei Turbonegro e degli altri ragazzi… Ciliegina sulla torta, sull’ultimo pezzo dell’album c’è un duetto con Nocturno Culto dei Darkthrone!

A proposito delle vocals, hai ricercato un’interpretazione in perfetto stile black metal oppure no?
Be’, ho ascoltato black metal per tantissimo tempo e penso che sia inevitabile che quel tipo di influenza emerga, come forse accade a tratti anche negli Amen… però in questo caso non ho spinto tantissimo in quella direzione con le vocals, visto che la vera sfida stava nel creare un disco a metà strada tra black metal e punk rock; devo dire che effettivamente siamo riusciti a fare qualcosa che non è mai stato fatto prima, e che non suona come nient’altro in particolare. È anche per questo che siamo riusciti a coinvolgere e a ispirare Nocturno Culto, che di solito è molto restio a cantare su altri progetti.

In questo momento sei in tour con Sick Of It All, Misfits, Jello Biafra… Hai un rapporto di amicizia con qualcuno di loro oppure si tratta solo di una relazione professionale?
Be’ i Misfits li conosco da quando avevo 11 anni! I Sick Of It All invece li avevo già visti ma non li avevo mai conosciuti di persona, è stato molto carino da parte loro volerci in tour… Tra le band che conosco meglio a livello personale ci sono gli Agnostic Front, visto che all’età di tredici anni ero uno skater professionista ed ero molto coinvolto all’interno della scena hardcore; di band di questo tipo ne ho incontrate molte e, ad esempio, Killjoy dei Necrophagia è rimasto uno dei miei migliori amici…

Visto che il vostro sito è decisamente ricco e curato, volevo chiederti quali sono le tue opinioni a proposito della tecnologia, e in particolare a proposito della questione downloading…
Penso che la tecnologia sia uno strumento molto potente, basta che non domini la tua vita! Ci sono così tante possibilità… puoi accedere alla rete tramite un telefonino, è una cosa pazzesca. Ma d’altra parte la tecnologia per molte persone può trasformarsi in una specie di droga. Dovremmo semplicemente accogliere i risultati che ci porta, ma senza mai dimenticare chi siamo come persone, quali sono i nostri progetti, quali sono le cose davvero importanti.
Per quanto riguarda la questione mp3, invece, penso che sia grandioso il fatto che si possa scaricare la musica di ogni band che si vuole, è una cosa che appoggio pienamente. Tuttavia capita spesso che qualcuno riesca ad entrare in uno studio mentre qualche band sta registrando un nuovo album, ne rubi il rough mix e lo metta on-line. Questa è una cosa decisamente negativa, perché rappresenta una brutta pubblicità e una rappresentazione scorretta della proposta della band. Conosco qualcuno a cui è successo, ed è decisamente una menata… Comunque noi supportiamo il downloading, sul nostro sito diamo via musica gratis di continuo!

Ho letto che ti interessi anche di musica elettronica. Quali sono i tuoi artisti preferiti?

Il disco della svolta per me è stato “Mezzanine” dei Massive Attack, ha un’atmosfera davvero particolare. Me lo fece sentire Nancy Berry quando era ancora alla Virgin, ed era davvero uno stile diverso per me, non avevo mai sentito nulla di simile. Prima ascoltavo roba industrial come Throbbing Gristle e Einsturzende Neubauten; ora mi piace molto Squarepusher, che è davvero impressionante oltre che molto prolifico; mi piacciono anche gli Autechre, e in generale un po’ tutto quello che esce per la Warp. Mi interessano molto anche questi Dj che fanno strani mash-up, ad esempio c’è Hellraiser, che mixa “Genie In A Bottle” con delle canzoni punk! Crazy shit, ha ha! Poi il movimento chiamato “hobbie rock”, nato in Germania alla fine degli anni ’70, che mescolava elettronica alla Kraftwerk con strumenti suonati dal vivo; inoltre penso che sia molto interessante cio’ che sta facendo uscire Dj Hell con la sua etichetta “International Gigolos”.

Sappiamo che sei molto critico nei confronti della religione organizzata, ma credi per caso nell’esistenza di un aspetto metafisico nella vita umana? Non so, tipo l’anima, o cose così…
Be’… (lunghissima pausa di riflessione, ndr)… Non saprei… Nikki Sixx mi ha raccontato cosa secondo lui ci sarà dopo la morte, così come moltissima altra gente, e a dire il vero su questo argomento non mi sono ancora fatto un’idea precisa. Ma di sicuro non credo in nessun tipo di “divinità”, non voglio venerare nessuno! Penso che tutti siamo divinità, tu sei Dio, io sono Dio, tutti lo siamo, è una questione di rispetto del diritto di ognuno di fare ciò che vuole della propria vita. E di certo non ho avuto questo tipo di esperienza con la religione organizzata negli Stati Uniti. Penso che qui ci sia la possibilità che le cose siano un po’ diverse, che ci sia la possibilità di sviluppare un sentimento religioso differente: avete queste enormi cattedrali, wow, sono qualcosa di allucinante! In America, invece, ci sono queste chiesette insignificanti, con questi piccoli pastori che magari fino all’altroieri facevano i venditori d’auto o i wrestler professionisti e che ora sono acclamati come grandi predicatori! In definitiva, penso che siamo al mondo per essere d’esempio. Di fronte a tutte le tragedie che capitano, alle difficoltà della vita, di fronte tutte le sciagure che si abbattono sull’umanità, non posso fare a meno dei essere grato di aver avuto la possibilità di essere ciò che sono, di aver fatto ciò che ho fatto, di vivere. Ciò che mi ispira maggiormente è vedere altra gente che è riuscita a superare le difficoltà, che ha avuto una vita intensa e che nonostante tutto c’è ancora, penso a Henry Rollins o a Iggy Pop… e, tra i più giovani, a Cedric dei Mars Volta o a Josh dei Queens Of The Stone Age, a tutta questa gente. È questo che mi ispira davvero.

Il tempo a nostra disposizione è finito, ci salutiamo. Casey mi dà appuntamento al concerto, l’ennesima cerimonia di distruzione della cultura americana.

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