Home > Report Live > America (Latina)

America (Latina)

Alcune premesse poco confortanti: dozzina di persone nel pubblico a parte, il coprifuoco che i Fiery Furnaces dovevano rispettare, per lasciare spazio alla “serata latino-americana” che sarebbe seguita, era quello delle ore 23. Fa sempre sorridere come queste serate vengano compresse assieme. Anche volendo invertire gli eventi, l’effetto straniante sarebbe stato il medesimo: portate via la piñata, abbiamo questi piccoli scoiattoli dei sobborghi da montare insieme alle giacche di jeans. Solo che la sala si sarebbe svuotata anziché riempirsi.

Ad aprire la serata sono i Father Murphy, che suonano musica cupa con i campanacci.

I Fiery Furnaces, sul palco, sono accompagnati da un bassista e un batterista, ma va da sé (complice anche un tecnico luci furbacchione) che l’attenzione sia puntata sui due fratelli Friedberger.
I Fiery Furnaces, a volte pare di aver spostato la manopola della radio per errore.
Occorre coesione d’insieme, faccia tosta e soprattutto una preparazione rigorosa per applicare tutti quei cambiamenti di tempo in pezzi come “Charmaine Champagne”, per non parlare dei cambiamenti di GENERE: nel corso di uno stesso brano, o cucendone insieme due, la band passa agevolmente dal rock’n’roll al lento al funk (!) in un vero e proprio zapping che in quanto a rapidità va a situarsi giusto tra “veloce” e “crollo nervoso”.
È per questo che, una volta compreso come i due lavorino sul concerto, è piuttosto semplice immergervisi.

Le canzoni sono rimodellate, a volte molestate, rese irriconoscibili non fosse per il testo, su cui comunque Eleanor Friedberger continua a lavorare convulsamente.
I vecchi pezzi somigliano un po’ a quegli esperimenti che si fanno scambiando gli arti e la testa delle bambole solo che, al contrario delle bambole, non sono mostri orrendi: sono bellissimi, per quanto diano l’idea di divertire soprattutto un pubblico che ha già familiarità con i dischi.
“Single Again” e “I’m In No Mood”, minimali e prive di tutti gli orpelli elettronici, non sono più quelle che si conoscevano e a cui si faceva ciao con la mano.

Sui brani dell’ultimo disco “I’m Going Away” i Fiery Furnaces non hanno avuto il tempo di lavorare altrettanto (o forse: non hanno avuto il tempo di stufarsi), ma giocano sull’assenza di tastiere nel live per renderli più densi e dipendenti dalla chitarra di Matthew Friedberger.
Al momento dell’encore, su cui finalmente il pubblico comincia a reagire, la band si rende conto di avere poco tempo e compatta tutto in pezzi riconoscibili da un minuto e mezzo, ma trova comunque il modo di concludere con “Here Comes The Summer”, nostalgica e commovente ed estremamente fine 70s.
Si può a lungo discutere sulla riuscita effettiva del live, ma che i due fratelli dei sobborghi con gli scoiattolini facciano così per sprovvedutezza e senza un progetto rifinito bene in mente è un discorso da infedeli e non va fatto.

Ci si dispiace per l’assenza di presenza scenica e l’apparente svogliatezza di band e pubblico, dal momento che nulla aveva l’aria di essere una festa latino-americana; ma la potente voce di Eleanor Friedberger non si rompe fino ai brani finali, e quando lei si sporge verso il microfono e sorride aprendo la bocca all’inverosimile per declamare come una pupetta, si è felici.

Scroll To Top