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Amore E Soldi, “Scrivere è un grande atto magico” | INTERVISTA A LAPINGRA

Tutto ciò che ha un inizio può avere una fine. Tutto cambia. Nulla dura per sempre. Anche un amore che sembra essere destinato ad essere eterno può finire. Ce lo dice LaPingra, nel suo album “Amore E Soldi”. Che, com’è facilmente intuibile, parla di amore e di soldi… Ma che mancano.

Un lavoro intimo, che mette a nudo Angela Tomassone e Paolo Testa. Che si abbandonano a riflessioni, si pongono domande, cercano risposte. Che accettano l’idea che il dolore serva tanto quanto la felicità e che ciò che sembra nero può nascondere in realtà mille colori, mille sfumature. Anche dalla più atroce delle sofferenze può nascere qualcosa di splendido, di magico. I due sentivano il bisogno di tornare alle origini, a quando c’erano solo loro e la loro musica. Per farlo e per potersi spogliare del tutto hanno scelto la lingua italiana. Anche se di scelta vera e propria non si può parlare. Più che altro è stato il culmine di un processo evoluto, iniziato con un cambio di rotta nel sound.

Di questo e di molto altro ci hanno parlato in questa intervista.

Sta per uscire il vostro album, “Amore E Soldi”. Che parla di amore e di soldi… Che non ci sono. Come nascono le canzoni che lo compongono?

Di solito nascono da un evento che ci ha colpito oppure, banalmente, dalla noia dei pomeriggi invernali che invece è preziosa. Scrivere è un grande atto magico, ti fa accettate anche le emozioni più dure. I sentimenti negativi possono trasformarsi in energia per creare musica, parole, idee nuove. Una specie di fotosintesi clorofilliana.

Voi descrivete i rapporti come “provvisori”. Persone che passano, ti sconvolgono la vita e se ne vanno. Non esistono quindi rapporti duraturi per voi?

Tutto è provvisorio. È assurdo credere che le cose siano eterne. Nulla è per sempre, neppure un grande amore. Un amore può essere totalizzante, sconvolgenti, farti credere all’infinito. Eppure anche quello cambia. Prima ce ne rendiamo conto e meglio è.

Per voi i sentimenti più forti sono quelli non ricambiati dunque?

Il dolore è un sentimento forte, è un sentimento che ti dà la spinta per reagire, per porti delle domande. Quando siamo felici siamo stupidi. Bellissimo. Ma è nel dolore che vai ad autodefinirti. È in quel luogo che è nato il nostro disco.

Solitudine, abbandono, sofferenza. Eppure il vostro non è mai pessimismo assoluto, emerge sempre un barlume di speranza…

Nessuna emozione è tutta bianca o nera. Ogni cosa della vita può essere letta in mille modi. Niente è assoluto. Il lutto amoroso, che di solito è atroce, in realtà porta a un cambiamento, a un ragionamento. E dall’altra parte la felicità ti stona, può confonderti, farti perdere di vista le cose importanti. Insomma, abbiamo bisogno di provare tutti i sentimenti possibili di tutta la gamma dei colori. Siamo onnivori in fondo.

Facciamo un passo indietro. Era il 2007 quando è nata Lapingra. Come vi siete conosciuti e come avete capito che l’altro era la persona adatta per mettere su un duo?

Ci siamo conosciuti al liceo. Da allora non abbiamo mai smesso di suonare insieme. Molti artisti hanno gravitato attorno a noi e molti ancora lo faranno. Non sappiamo cosa ci lega così tanto. Forse un’alchimia misteriosa impiantata dagli alieni per un terribile esperimento sul genere umano.

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Sono passati 12 anni dal vostro primo incontro. Cosa è cambiato in tutto questo tempo? Il vostro rapporto con la musica si è evoluto, oppure è rimasto sempre lo stesso?

Dopo il nostro ultimo disco, un concept album sperimentale che ha coinvolto più di venti musicisti, avevamo bisogno di tornare alle nostre camerette, di ascoltare quello che rimane quando la festa finisce.

A proposito di cambiamenti… Tornando all’album, “Amore E Soldi”, troviamo un cambio di rotta artistico. Avete virato verso una dimensione più cantautorale, con contaminazioni ispirate alle sonorità british anni ’80. È stato un naturale processo, un’esigenza, oppure è stata una scelta ragionata?

La musica italiana si scopre piano piano. È una scelta consapevole, matura. Quando noi avevamo vent’anni ascoltavamo soprattutto roba inglese e americana, new wave, musica sperimentale islandese, elettronica e così via. Poi piano piano cominci a guardarti attorno, a ciò che ti è più vicino. Paolo Conte ad esempio è difficile capirlo davvero quando hai vent’anni. Così come Dalla, De Gregori, Nada, i Matia Bazar. Abbiamo riscoperto la musica italiana e le abbiamo dato una valenza nuova, più intima, più profonda. Abbiamo deciso di miscelare il vecchio con il nuovo e così sono nate le sonorità tipiche di “Amore E Soldi”.

E poi c’è la scelta della lingua italiana… Più diretta. È stato (anche) per un bisogno di essere compresi da tutti?

La lingua italiana è la diretta emanazione di questa evoluzione, di questa urgenza di ascoltare il proprio corpo. Veniamo da un passato dove ci piaceva sperimentare sonorità nuove, commistioni di lingue, inventare nuove soluzioni stilistiche. “Amore E Soldi” è un disco meno pensato, è un disco proiettato verso l’interno, che parla di confessioni, che cerca di porsi delle domande importanti. Tutto cambia, tutto finisce. Non solo l’amore fugace, ma anche quello vero, quello eterno. Per fortuna.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Suonare. Suonare tanto dal vivo. Far ascoltare il disco a più persone possibili. Portarlo lontano dalle nostre camerette.

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