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Amorphis: Epos finnico

Incontriamo Tomi Koivusaari, membro fondatore dei finlandesi Amorphis nel lontano 1990, nel backstage dei Magazzini Generali di Milano, con più di un ora di anticipo rispetto all’inizio del loro concerto. Abbiamo tutto il tempo quindi di conversare con quello che si rivela essere non solo un buon musicista, ma una persona squisita, disponibile e simpatica.

Ciao Tomi, benvenuto ai microfoni di LoudVision! Come va?
Ciao! Sto bene, sono solo un po’ stanco, considerando che in questo periodo viaggiamo molto e suoniamo praticamente ogni sera in luoghi distanti tra loro.

Cominciamo con l’intervista allora. Siete soddisfatti delle reazioni del pubblico di fronte al vostro nuovo disco “Skyforger”? La gente ai concerti conosce i pezzi?
Sì, sembra di sì. Questo è il nostro primo tour dopo la pubblicazione di “Skyforger”. È la prima volta qui di che proponiamo le nuove canzoni, ma direi che la reazione del pubblico è veramente ottima, magnifica.

Ho trovato su internet la setlist del vostro tour. Vedo che non ci sono canzoni tratte da “Tuonela”, l’album del 1999. Si deve forse al fatto che non è un album molto potente?

No, è solo che abbiamo così tante canzoni tra cui scegliere. Avevamo inizialmente in programma di suonare un paio di pezzi di “Tuonela”, ma quando si è trattato di redigere la scaletta del tour abbiamo finito per escluderle.

Pochi qui in Italia sono a conoscenza delle tradizioni mitologiche della Finlandia. Cosa puoi dirmi del concept di “Skyforger” ?
In breve, è la storia di questo fabbro che forgia la volta celeste. La rappresentazione che ne diamo nel video di “Silver Bride” è più di marca svedese, ma ci assomiglia. L’idea dell’albero ci è venuta in mente quando abbiamo pensato che non potevamo mettere solo il cielo sulla copertina del disco. Abbiamo quindi inserito questa grossa quercia che sostiene la volta celeste, già forgiata.

Se dovessi guardare indietro alla tua carriera di musicista, c’è qualcosa che avresti fatto diversamente o qualcosa che avessi voluto fosse fatto in modo diverso?
Direi che ogni disco in una certa maniera mi piace perché ha un marchio del suo tempo. Certo ci sono alcuni album, come “Far From The Sun”, dietro i quali c’era scarsa motivazione che avrebbero potuto essere migliori. “Am Universum” mi piace, ma ogni tanto penso che non tutto sia al suo posto. Ma alla fine non cambierei niente.

Qual è l’album ideale degli Amorphis? Forse l’ultimo “Skyforger”?
Sì, naturalmente. Ci sono stati diversi dischi importanti in passato, ma quasi sempre l’ultimo è il migliore.

Il tuo cantato in growl era abbastanza caratteristico. Hai mai pensato di tornare a cantare o di farlo per qualche progetto musicale esterno agli Amorphis?
Non con gli Amorphis. Di recente ho partecipato al progetto di Tuomas dei Before The Dawn, Black Sun Aeon, cantando alcune linee vocali. Altrettanto ho fatto per i Moonsorrow. Ma è stato tutto per svago, non canterei dal vivo. Mi considero solamente un chitarrista.

Ho notato che da quando Tomi Joutsen è entrato nella band, i dischi degli Amorphis hanno acquisito nuova solidità. Consideri gli ultimi tre lavori in maniera unitaria o uno diverso dall’altro?
Riguardo a Tomi, da quando l’abbiamo visto abbiamo capito che era la persona giusta per unirsi alla band. Non era solo per il suo modo di cantare, ma anche per il suo carattere, concreto e alla mano. Quando è arrivato tra di noi siamo parzialmente tornati alle nostre radici. Prima della registrazione di “Eclipse” dovevamo partire subito per un tour negli Stati Uniti. Lì Tomi ha voluto che suonassimo dal vivo molti vecchi brani in quanto, essendo più giovane, era un fan del materiale più datato degli Amorphis. Questo tour insomma ci ha riportato alle nostre radici perché ci ha ricordato l’orgoglio che proviamo verso quel nostro materiale dopo tanto tempo che non lo suonavamo.
[PAGEBREAK] È vero che siete venuti a conoscenza di Tomi in maniera del tutto fortuita?
Sì, è vero. All’epoca mi lamentavo con un amico che non riuscivamo a trovare un cantante all’altezza. Pensavo che probabilmente ce ne saremmo usciti con un album completamente strumentale. Lui mi ha invece parlato di Tomi, il suo cantante, consigliandomi di contattarlo. Sfortunatamente non aveva mai avuto contatti con altre band e divenne piuttosto teso all’idea di unirsi a noi. Ma adesso all’album strumentale non ci pensiamo più.

È arduo dire quale genere di metal suonino gli Amorphis. Gli spunti per la vostra evoluzione artistica sono tutti interni ai membri della band o accettate suggerimenti o influenze esterne, come ad esempio da generi musicali molto diversi o dalle etichette discografiche?

Ovviamente le cose sono cambiate col tempo. Quando abbiamo cominciato le nostre principali influenze venivano dal death metal, dai Carcass e dagli Slayer. Anche oggi sono importanti, ma si sono aggiunte anche la musica degli anni ’70, il prog, le musiche tradizionali di tanti paesi, anche orientali.

Il Kalevala per voi è solamente un tema da inserire nelle vostre canzoni oppure riflette un attaccamento forte all’identità nazionale finlandese?
La prima cosa che hai detto. L’idea in principio ci venne perché ascoltavamo una grande varietà di musica folk e di altre culture, questo perché già negli anni ’70 in Finlandia esistevano band che suonavano prog di quel decennio con testi che rimandavano ad elementi etnici locali. È da lì che abbiamo tratto l’idea iniziale di impiegare il Kalevala e ci è venuto naturale, perché parla della natura e della mente umana. Non c’è nulla di più profondo di questo, e lo prova il fatto che nessuno di noi vuole mai scrivere i testi.

Mi sapresti spiegare perché la mitologia contenuta nel libro del Kalevala è così diversa da quella degli altri paesi scandinavi, le cui tradizioni epiche sono invece maggiormente integrate?
È infatti più simile ai miti greci, ma il perché non lo saprei spiegare con certezza. Sono sistemi di credenze di derivazione pre-cristiana, pagana, di quando la gente viveva a stretto contatto con la natura. La gente finlandese non c’entra coi vichinghi. Forse nella distinzione tra Finlandia e resto della Scandinavia c’entra l’influenza della Russia, ma non saprei.

Secondo voi, cosa contribuisce a rendere la vostra musica, ispirata al Kalevala, popolare fino all’Europa meridionale (tanto è che siete qui in tour)?
Non credo che ci sia qualcosa in comune col suo contenuto. È che il Kalevala è, in sostanza, un libro sulla mente umana. Tutto ciò che essa contiene, dalle paure alle credenze, è comune a tutta l’umanità.

Ho letto di molti musicisti che dicono che il pubblico nord-americano è più estroverso di quello europeo. Voi, che siete stati in tour anche negli Stati Uniti, potete confermare questa cosa?

Sì. “Timido” non è la parola adatta, ma la gente ci viene più incontro. Credo che molto dipenda dalle differenze culturali.

Ok. Direi che è tutto. Una bella stretta di mano al cordiale Tomi e si torna su di sopra tra il pubblico, in attesa che gli Amorphis facciano la loro comparsa sul palco.

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