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  • Amorphis: Far From The Sun

    Amorphis

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Amorphis goes pop

Silenziosamente, senza squillar di trombe o interesse di strilloni, torna a noi una delle band più particolari e interessanti di Finlandia. Incipit poco originale per un gruppo che, al contrario, spesso e volentieri si è portato appresso le stimmati del successo, inflitte da una ricerca stilistica, tematica e musicale sentita e coerente. Piccoli grandi classici come “Tales From The Thousands Lakes” o “Elegy” hanno lasciato il solco nel panorama metallico degli ultimi due lustri, segnando un percorso compreso tra death metal, doom, tentazioni psichedeliche, retaggi classicisti, interessi mi(s)tico-storici e quant’altro possa segnare l’immaginario di quelle terre per noi così lontane e affascinanti. Il nuovo capitolo rispecchia fedelmente le previsioni azzardate in merito: una forma-canzone piuttosto abusata al cui interno trovano spazio le tentazioni melodiche di una certa corrente folk (più o meno inappuntabile) legata indissolubilmente a un retaggio anni ’70, il tutto inserito nella forma mentis della canzone rock-metal virata in musica pop(olare). Alcuni spunti interessanti vengono costituiti da due elementi in particolare: primo, il ritorno del batterista Jan Rechberger (elemento fondante e fondatore del gruppo), che torna a declamare i tempi con un andamento lento e riflessivo, ancorato ai primi dischi della formazione e ai suoi caratteristici momenti di quasi death-doom; secondo, la riflessione spontanea su una parabola evolutiva terribilmente affine ai Sentenced, ivi compresi i (molti) difetti.
Si nota facilmente che la fascinazione per certa cultura seventies permane nella mistura dei nostri, accompagnata da un’ispirazione lirica malinconica, intimista e a tratti piuttosto auto-indulgente. Gli ingredienti di “Far From The Sun” sono una summa di quanto fin qui esposto dai finlandesi, previa diluizione in una semplicità compositiva che premia l’ascoltatore con canzoni di immediata fruizione.

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