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Amorphis: L’incessante ispirazione degli Amorphis

Alle prese con il lancio promozionale del nuovo album, dopo un periodo di instancabile attività – l’ultima release, “Skyforger”, è di appena due anni fa, cui poi è succeduto il live “Magic & Mayhem” – gli Amorphis ci hanno concesso una nuova intervista. A tal fine abbiamo raggiunto l’anima della band, il caro vecchio Tomi Koivusaari.

Ciao Tomi, ho appena ascoltato “The Beginning Of Time”, ultima vostra fatica, e sono rimasto parzialmente interdetto.
Ho trovato, infatti, alcune buone canzoni come “You I Need” (il primo singolo estratto), “Mermaid” e l’opening track “Battle For The Light”. Ma per il resto, l’album sembra mantenere – almeno a primo ascolto – sempre lo stesso tono: un’ottima qualità, ma non vario come invece era stato “Skyforger”.
Questo nuovo album non può essere paragonato a “Skyforger”, e non ha lo stesso feeling immediato, ma cresce dopo diversi ascolti, secondo me. Anche le strutture e gli arrangiamenti delle canzoni sono tutt’altro che ovvi.

Se il mio pensiero dovesse essere condiviso dai vostri fan, la prima critica che vi verrebbe mossa sarebbe: “perché scrivere due album a distanza così ravvicinata?”
Stiamo avendo invece degli ottimi responsi circa l’album. La ragione per cui abbiamo composto due lavori a distanza così ravvicinata è perché stiamo vivendo una fase molto creativa, le canzoni ci vengono spontanee e veloci, soprattutto quando le scriviamo tutti insieme. Comunque non credo che stiamo procedendo così velocemente. A partire da “Eclipse”, le releases sono uscite nel 2006, 2007, 2009 e 2011. Abbiamo rilasciato album ogni due anni circa della nostra carriera, tranne nel caso di “Elegy” e “Tuonela” tra i quali sono passati tre anni. Perché aspettare del tempo senza fare niente? Fare tour sempre con lo stesso album non è piacevole…

I vostri album sono sempre incentrati su un tema narrativo. Qual è quello del nuovo album?
Si parla di uno dei principali personaggi della mitologia finnica; il suo nome è Väinämöinen. Tutte le storie riguardano lui, anche se ogni testo è concepito a sé, senza essere collegato agli altri momenti musicali dell’album. Ancora una volta i testi sono stati scritti da Pekka Kainulainen.

C’è qualche scelta particolare nel vostro stile odierno? Per esempio, mi sembra che in “The Beginning Of Time” non vi siano interludi acustici come nel passato. Né ci sono momenti particolarmente aggressivi.
Non avevamo in mente uno stile particolare quando abbiamo cominciato a comporre, ma le canzoni sono venute da sé, naturalmente. C’è qualche momento acustico e, a mio giudizio, più elementi aggressivi. Il missaggio è più “aperto” e dinamico in questa registrazione, il che potrebbe pure influire. Ma davvero, quando siamo entrati in studio non avevamo alcuna idea o visione di come doveva essere il sound finale finché le canzoni non sono state pronte.

Con l’arrivo del nuovo cantante, Tomi Joutsen, mi sembra che il sound degli Amorphis sia diventato più pesante, perdendo quella vena progressive di “Far From The Sun”. Ma la matrice folk non vi ha mai abbandonato. Dietro la scelta del folk c’è una ragione particolare? Quanto hanno determinato, in questa scelta, i temi popolari che normalmente trattate?
Quando abbiamo fondato gli Amorphis nel 1991, stavamo ascoltando molta musica progressive anni ’70 di diversa provenienza, musica folk ed etnica, e questo gusto ci ha sempre seguito anche dopo. Quindi non ci sono state scelte particolari. I testi si dovevano adattare alla nostra musica e narrare quasi sempre di natura o di temi senza tempo. Così abbiamo deciso di rifarci alle storie del Kalevala. Eravamo stanchi delle solite tematiche del metal come la morte, satana, la guerra o roba del genere…

Prova a dare un significato al growling. Che cosa significa per voi il “growl”? Come avviene la scelta delle parti da cantare in growl e quelle invece con il clean?
Dipende da come lo senti tu, di volta in volta: generalmente le parti più aggressive vengono eseguite in growl e quelle più “easy” con il clean o viceversa. Bisogna vedere di volta in volta come suona meglio. Ci sono, secondo me, diverse scale di “cantato” ed è bello avere entrambe.

La vostra è una lunga carriera, caratterizzata da fasi musicali molto varie. Prova a sintetizzare i vari steps che hanno maggiormente caratterizzato la vena compositiva degli Amorphis.
Bah… diciamo che siamo stati influenzati dalle varie fasi e situazioni della vita, gli stati d’animo anche. Ogni album che abbiamo composto è lo specchio di quella particolare nostra fase. Non ci siamo mai forzati nel dover necessariamente comporre qualcosa di nuovo. Tutto è sempre venuto molto spontaneo e sotto ispirazione.

Grazie Tomi
Grazie a voi tutti di Loudvision

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