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    Amorphis

    Data di uscita: 29-05-2009

    Loudvision:
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L’anima risorta

Ormai quasi ventennale, l’esperienza degli Amorphis è indiscutibile. Solo due anni fa, peraltro, “Silent Water” li aveva ripresi da una parentesi commerciale, a cui i finnici erano approdati nell’esasperata ricerca di nuove sonorità. E Tomi Joutsen, dopo un primo disorientamento, aveva saputo sferzare la formazione a colpi di frusta gutturali, riportando il canale folk nell’ambito dell’originario e aggressivo death.
“Skyforger” conferma la tenuta del nuovo singer e la volontà della band di tenersi tra il melodico, il ricercato ed il violento.

Confrontando ad una ad una le tracce del nuovo album con il precedente, viene subito in evidenza la perdita di quella linearità uggiosa, dettata dalle melodie fin troppo doom, che avevano gettato “Silent Water” nel calderone degli album sublimi e deprimenti.

E quanto di buono era stato sperimentato in quella sede, qui viene mantenuto e sviluppato: come l’orchestrazione corale, trasmigrata da “Her Alone” a “Silver Bride” (e, solo per non voler seguire il deplorevole esempio di altri gruppi, non intitolata “Her Alone 2″), o come la corposità del suono che, lontano ormai dai pleonasmi acustici, ritorna agli intarsi chirattistico-folk del grande Esa Holopainen, in versione più hard rispetto al recente passato. A sorpresa, ritorna anche quell’aspetto melodico arabeggiante che aveva particolareggiato “Tuonela”.

In altre parole, ciò che dal 2001 gli Amorphis avevano relegato a semplice brano di apertura, ora diventa la regola di tutto il cd. Ed è questa capacità di importare dal proprio trascorso solo il meglio, rimanendo “violentemente non violenti”, a rendere il sestetto tra le migliori realtà di metal classico mai apparse sul pianeta.
Raggiunte queste altezze, per gli Amorphis il cielo non è più un limite. E qui, dove noi terminiamo, comincia la storia di “Skyforger”…

Il tenore crepuscolare di “Skyforger” strappa le lacrime ed, insieme ad esse, la risoluzione ad asciugarle. È la vittoria del male e, nello stesso tempo, la sua sconfitta. È il fondo e la risalita: schiavitù nel non potersi/volersi liberare dalla cortina di tristezza gettata da queste melodie.
Come è possibile che un growl possa strappare al cuore tanta sensibilità? Poi si finisce per credere che questo contrasto sia innato nell’animo scandinavo. E si prenota subito un biglietto di solo andata per la Finlandia.

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Contro

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