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  • Ananda Mida: Cathodnatius

    Go Down Records / none

    Data di uscita: 12-01-2019

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Il progetto musicale degli Ananda Mida, collettivo rock nato nel 2015 dall’iniziativa di Max Ear, ex batterista della band stoner veneta OJM, è decisamente coraggioso, sia concettualmente sia musicalmente.

A livello concettuale Cathodnatius va a chiudere il dittico che si era aperto con Anodnatius (2016): mentre quest’ultimo costituiva il polo positivo (come suggerisce il nome) delle forze che governano l’universo, quello appena uscito rappresenta il polo opposto e sembra racchiudere infatti atmosfere più cupe e rarefatte. La band mantiene la loro matrice rock anni ’70 (ben presente nella traccia di apertura The Pilot) contaminato da influenze stoner, ma decidono di virare verso la psichedelia attraverso chitarre meno massicce e ritmi più meditativi e ipnotici, come si vede dal minutaggio dilatato dei brani.

Fatta eccezione per Blank Stare, il pezzo più frenetico dell’album con un basso galoppante che fa da padrone, gli altri brani si snodano lungo progressioni riflessive e stranianti, esaltate dal lavoro di fino negli arrangiamenti delle chitarre e nella cura per gli effetti. Esattamente in mezzo ai due brani più acidi, Pupo Cupo e Doom and the medicine man, gli Ananda Mida tirano fuori Out of the blue, una ballata acustica che sembra interrompere bruscamente il trip, ma il cui carattere sognante ci prepara alla maestosa suite finale articolata in quattro parti: Doom and the medicine man è un vero e proprio viaggio di ben 22 minuti in cui lasciarsi trasportare ad occhi chiusi e si aggiudica senza dubbio il ruolo di colonna portante dell’album.

Cathodnatius, anche se ammorbidito qua e là da reminescenze di rock classico, risulta quindi un concentrato di psichedelia che gli appassionati del genere ameranno.

di Carlo Capretta

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