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  • Anathema: A Fine Day To Exit

    Anathema

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Fine e inizio, il primo disco dei nuovi Anathema

Classe, eleganza… destino, rassegnazione, dolore… mare, abbandono. In un ipotetico brainstorming su questo album erano di certo classe ed eleganza i due termini chiave, quelli che saltano fuori dai primi ascolti e che accompagnano il disco per tutta la sua durata. Il carro dei Cavanagh aveva già perso uno dei suoi interpreti principali, Duncan Patterson bassista ma soprattutto compositore, e lo aveva perso forse nel momento migliore, quando la via era stata tracciata ed il percorso da seguire era chiaro per tutti. A fine day to exit è l’evoluzione di “Alternative 4″ agli occhi di “Judgement”, le idee del primo filtrate dal particolare e personalissimo mood del secondo. Vincent e soci strizzano l’occhio ai Radiohead, proseguendo in quel cammino che li avvicina sempre di più all’alternative rock, continuando a baciare le mani degli onnipresenti Pink Floyd. Il disco piace subito, alcune canzoni sono particolarmente riuscite (“Pressure”, “Leave No Trace”, “Panic”) così come l’atmosfera di tutto l’album che è perfettamente omogenea. Un abbandono sereno, con qualche spasmo vitale, fino alla pace – temporanea? – finale. Quella spiaggia in copertina che rappresenta la fine, o l’inizio, come preferite, si può quasi vedere e respirare nel mare (vasto e calmo), nella sabbia (concreta e palpabile) e nel sole (una luce confortante). Il dubbio che viene è che questa immediatezza sia sterile, che la facilità di ascolto sottintenda a contenuti poco approfonditi. E forse è così, a tratti, l’annegare di un grande potenziale diluito in nove canzoni (non molte quindi) che ne stemperano la forza totale, tra episodi meno incisivi e pezzi davvero azzeccati. Il disco da questo punto di vista è strano, perché mantiene il suo feeling nonostante gli anelli più deboli, ed è merito di quella omogeneità di cui sopra, che conferisce all’album un valore di opera unica e lo rende per questo finalizzato al suo scopo e, in effetti, riuscito. Facile e difficile allo stesso tempo, perché immediato così come “da capire”, il primo di una serie di dischi degli Anathema che potrebbero trovare più facilmente seguaci tra un pubblico vasto e variegato.

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