Home > Recensioni > Anathema: A Natural Disaster
  • Anathema: A Natural Disaster

    Anathema

    Data di uscita: 07-11-2003

    Loudvision:
    Lettori:

Passo falso o nuovo corso?

Gli Anathema non ne avevano voglia, oppure questo disco è figlio della frettolosità: crisi tra i fratelli Cavanagh, Danny che va dall’ex Duncan Patterson, poi la pace ritorna e si riuniscono di corsa per registrare “A Natural Disaster”. Stavolta non è uno scherzo superstizioso, il titolo non ha portato bene. Ce l’ho messa tutta, volevo provare a crederci, come quando sulle aspettative di “The Silent Enigma”, di fronte a “Eternity”, piombai prima in una caustica depressione; poi riuscii a riconoscerlo un ottimo e profondo lavoro.
Sarà tutta “colpa” dei Radiohead? Non del tutto, gli Anathema hanno sempre avuto la proprietà di stile che li rendeva unici, anche se non sono esenti da influenze. Il ‘contro’ che sovrasta i ‘pro’ è il deprimente fatto che in questo caso dove non ci sono influenze particolari (Portishead, Radiohead) c’è ben poco di interessante. O di compiuto. I pro: stile essenziale ma pulito, professionalità, artwork fenomenale, produzione ben intonata al gusto particolare, surreale e desolato che gli Anathema si proponevano di rendere grande. Peccato, missione fallita.
Nel dettaglio: “Harmonium” si annuncia fatalista tra tastiere e filo di voce delicato, progredisce lentamente arricchendosi di polifonie vocali e incastri di buone intuizioni. “Balance”, forse un plagio al Radiohead-sound, si dimostra valida nella sua nervosità drammatica, dapprima acustica e incentrata sulle vocals di Vinnie (che sfoggia per l’occasione toni acuti e tremolanti), poi impreziosita dalle chitarre dilatate e melodiche. Prima caduta di stile “Closer”; troppo essenziale per non essere smascherata come una semplice intuizione rimasta in fase embrionale e mai sviluppata, che il gruppo di Liverpool ha cercato di rendere particolare con effetti elettronici e voce digitalizzata. Male ancora “Are You There?” che ha di suo delle apprezzabili idee melodiche, ma queste vengono trascinate ed eseguite così svogliatamente da sembrare una nenia. Si risveglia qualcosa con “Pulled Under 2000 Metres A Second”, isterico pezzo marcato 100% Anathema della cui tradizione rimando i fan degli Anathema all’episodio passato dell’accelerazione finale di “Judgement”, dall’omonimo disco, in un contesto umorale da “Alternative 4″, sempre dall’omonimo lavoro. Metto ancora in luce la title track, quasi in vena Portishead ma ben riuscita, ed “Electricity”, probabilmente il miglior pezzo, dal respiro aperto e dal feeling melodico immediato.
Gli Anathema hanno saputo sin da “Alternative 4″ dimostrare come anche il semplice suona bene se fatto da loro, ritengo quindi che il peggior problema soggettivo di questo disco sia l’ispirazione. Difatti, esteticamente non troverete mai punti imbarazzanti. Ma è un peccato davvero. Peccato davvero.

Scroll To Top