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I primi difficili passi

Il debut degli Anathema è un disco lontano anni luce dal rock cupo e sofisticato degli album post-”Alternative 4″. Gli appassionati del nuovo corso dovrebbero pensarci due volte prima di dare una chance a “Serenades”, che nella sua sfuggente essenza è un disco sostanzialmente doom. I fratelli Cavanagh non avevano sviluppato ancora idee precise riguardanti il proprio sound, e le canzoni potrebbero essere distinte principalmente in due categorie:
1) “Canonico doom death” – riff pesanti e giri di chitarra ripetuti (almeno due volte di troppo), pattern ritmici lenti e cadenzati, sofferenti screaming vocals monocorde.
2) “Altro (specificare)” – inclassificabili, si va dalla commovente “J’ai Fait Une Promesse” con delicato cantato femminile su arpeggi di chitarra acustica, al cavallo di battaglia “Sleepless” che mette in gioco armonici stridenti, atmosfera e dinamismo, per una delle canzoni più caratteristiche e fortunate degli Anathema, ancora oggi puntualmente ripresentata in sede live.
Nonostante la categoria “uno” proceda imperturbabile per la sua strada, e la categoria “due” si presenti come un imprevedibile vaso di pandora, l’album mantiene sempre una peculiare atmosfera sofferta e decadente, risultando ben focalizzato almeno per quanto concerne il lato emozionale. Resta però difficile trovare una collocazione musicalmente adeguata a questo disco; gli amanti del doom lo apprezzeranno per quel suo inusuale (al tempo) profumo gothic, gli “altri” lo troveranno troppo pesante da assimilare e seguire tutto d’un fiato. Ed in effetti la mazzata finale “Dreaming: The Romance” metterebbe a dura prova chiunque, cambiando poco più di dieci note in ventitre minuti.
In definitiva “Serenades” mostra alcuni frammenti del potenziale Anathema, dispersi senza troppa convinzione in direzioni diverse e spesso impersonali. Quando gli Anathema riusciranno a focalizzare meglio i propri sforzi si potrà parlare di quel gruppo maturo e consolidato che oggi conosciamo ed apprezziamo.

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