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Anathema: Love is all, Love is new

Liverpool, 7 marzo 2015

La tappa conclusiva è un po’ come il gran finale. Per gli Anathema si tratta di una tappa fondamentale, un ritorno a casa dopo cinque anni di assenza nella loro città natale; si tratta anche del suggellamento di quanto fatto nel tour delle cattedrali, sotto gli occhi attenti di Lasse Hoile pronto con le sue telecamere a ripetere il gran lavoro fatto due anni fa con il live “Universal”. La data di Liverpool, infatti, viene registrata per una futura pubblicazione su supporto ottico.

Fortunati e un po’ smaliziati, ci addentriamo nella cattedrale in pieno pomeriggio ed assistiamo al finire delle prove. Vengono ripetute più volte “Untouchable Pt. 2” e “Anathema” e l’acustica si rivela ancora più piena e dettagliata rispetto a quella già eccezionale di Winchester. Quella di Liverpool è, a detta di qualcuno, la più grande cattedrale anglicana di tutto il regno unito nonostante sia costruita nel 900, e si vede: la stessa struttura è grandiosa, né antica né moderna, come pietrificata in un classicismo senza memoria.

Tutto, dalla corposa fila fuori dal portone d’ingresso fino alla strada di St. James Mount, alla fisicità dell’edificio, fa presagire l’atmosfera delle grandi occasioni. Sul transetto che dava ad un coro maestoso e profondo, Anna Phoebe e Nicholas Rizzi si cimentano nella medesima performance del giorno prima, un po’ più tirati e formali rispetto all’intimità di Winchester. A volte sembrano inghiottiti dalla scena intorno a loro, ma la loro complicità e la passione che riescono a trasmetterci rinnova la sensazione di stare assistendo all’anticipazione di qualcosa di maestoso.

Poi, luci spente e Beatles su misticanza pinkfloydiana; ed ecco Daniel sopraggiungere con i suoi accordi delicati per introdurre l’ingresso di uno sciolto Vincent e di Lee, anche lei straordinariamente disinvolta. “The Lost Song – Pt. 2” ripercorre gli stessi altissimi brividi a cui ci ha abituati, ma con la suite di “Untouchable” qualcosa si interrompe. Qualche accordo che salta, il nervosismo palpabile di Danny per la serata oggetto di registrazione, rischiano di cannibalizzare lo show.

“Come forse sapete questa sera stiamo registrando un DVD. Per qualche ragione oggi sono molto teso, quando invece ieri a Winchester abbiamo fatto una performance fantastica. Prima ho commesso un errore, forse voi non lo avete sentito, ma io me ne sono accorto; vi dispiacerebbe se ripetessimo Untouchable Pt. 1, e così tutto quello che non verrà perfettamente? Mi renderebbe molto più sereno e disteso”; la richiesta fa scaturire dal pubblico applausi, e generose quanto meritate richieste di sbagliare ancora, magari una nota qui e lì per poter, con la scusa della registrazione, ascoltare più volte uno stesso brano.

Nonostante tutto da qui in avanti sembri una strada in salita per il riccioluto compositore, va detto che la difficoltà di una serata come questa viene ampiamente stemperata e poi superata grazie ad una sua notevole capacità di rimettersi in gioco, di affrontare produttivamente lo stress e di mettere comunque sotto forma di passione anche la sua rabbia e la sua concentrazione che, per garantire un risultato all’altezza delle sue aspettative, domina da questo punto in avanti tutto il concerto.

La sorpresa dell’ultima data è anche la scintilla di passionalità che lo fa definitivamente andare a regime, ovvero l’aggiunta di Anna Phoebe al violino insieme alla formazione allargata di sei elementi per “Anathema”; ad Anna spetta il compito privilegiato di restituire il feeling dell’epico assolo finale utilizzando il suo strumento e ci riesce, facendo udire uno spettro sonoro ulteriormente completo, e facendo diventare lo “strumento in più” quasi indispensabile.

Vincent e Lee reggono bene e sostengono con qualità ed attenzione tutto l’andamento dell’esibizione, che se pecca in qualcosa lo può notare solo chi ha potuto apprezzare nella sera prima il piacere ed il godimento della grazia di una spontaneità difficile da trovare in natura. Qualche volta l’intensità qui diviene quasi euforica, ma tutto è riconducibile ad un mindset unico ed irripetibile di questa data.

A Natural Disaster” prelude alla conclusione dopo un lungo viaggio speculare alla notte precedente, ed introduce nuovamente il gioco delle luci spente mentre il flash degli smartphone del pubblico illumina il palco durante i primi due minuti. Le sfere strobo, illuminate da dei fari che simulano una tempesta di neve lungo le immense navate della cattedrale, accendono il vorticoso finale e segnano un nuovo marchio di fabbrica nella scenografia che accompagna questo brano.

Il tutto, senza ulteriori sorprese, si conclude con la consueta “Fragile Dreams”, ed un simpatico siparietto: nell’estremo tentativo di esorcizzare il panico da performance della serata, Danny si vendica della loop machine che tanta concentrazione gli ha richiesto registrando suoni in continuazione che ben si adattavano al finale della canzone di “Alternative 4”. Proprio quando gli arrangiamenti iniziavano a diventare quasi eccessivi Vincent, che era rimasto a vegliare sul fratello, gli fa segno che così è ok, che può andare bene, che ha fatto tutto quello che poteva fare, e che ora poteva godersi lo sciogliersi dell’ultimo refrain. Tutto, invece, è stato praticamente un altro esempio di bellezza, stavolta più euforica e tesa, ma sempre basata sulle mirabili melodie che solo gli Anathema sanno creare con grande riconoscibilità ed universalità.

Il saluto questa volta è breve e va a Liverpool e alla magnifica cattedrale. L’appuntamento, di qui a poco, sarà per il Resonance tour che metterà invece in luce i 25 anni della loro carriera. E mentre la resuscitata discografica Music For Nations ristamperà i loro lavori di metà carriera, in molti presenti questa sera avranno un pensiero e un occhio puntato al DVD annunciato per la fine dell’anno che avrà il compito di testimoniare questa veste acustica così particolare e preziosa, così unica ed immensa da essere davvero, davvero importante.

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