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Ancient Winds

Lo aspettavamo da qualche mese questo concerto – era tanta la curiosità di vedere i 3/5 di quelli che furono gli Angra dei tempi d’oro di nuovo in azione in terra italica, questa volta sotto il monicker Shaman. Curiosità alimentata sia dal desiderio di vedere on stage il nuovo chitarrista Hugo Mariutti, sia dalla volontà di constatare l’efficacia on stage delle nuove composizioni.
Al Transilvania Live (non esattamente sold-out…), prima di soddisfare la curiosità, due band di supporto: DGM e Heimdall. La performance dei primi è andata persa tra i soliti, poco professionali, ritardi da tangenziali varie dovuti, mentre per gli Heimdall… be’, speriamo per loro abbinao modo di rifarsi, in futuro, ma al momento, purtroppo, gli sbadigli che si allargavano sui visi di alcuni dei presenti durante il loro set, crediamo siano stati piuttosto eloquenti.
Partono le prime note di “Ancient Wind” – adrenalina.
Finisce l’intro.
Parte il riff di “Here I Am”, e il pubblico inizia a acclamare a gran voce il singer brasiliano più amato dal pubblico europeo, una delle voci più particolari del metal sinfonico.
Andrè Matos, da aprte sua, per dovere di cronaca, pare sfruttare le prime due canzoni (la già citata “Here I Am” e “Distant Thunder”) per portare in temperatura le sue corde vocali, così da poter poi iniziare già dalla successiva “Time Will Come” a sfoderare tutte le doti canore che gli sono proprie. Segue “For Tomorrow”, esecuzione live buona, senza particolari picchi, ma ben eseguita e risultato comunque soddisfacente. Inizio concerto davvero molto buono per lo Sciamano.

È però da questo momento, con l”esecuzione di alcuni dei vecchi cavalli di battaglia degli Angra, che il pubblico (per la serie “pochi ma buoni”) abbandona definitivamente ogni torpore: “Wings Of Reality”, “Lisbon” e “Nothing To Say” letteralmente scatenano l”audience, che dalla composta partecipazione fino a quel momento dimostrata, passa ad un fenomenale entusiasmo che certo non avrà potuto che caricare ancor di più i 4 personaggi sul palco. Tra “Lisbon” e “Nothing To Say” trovano posto, rispettivamente: un assolo di Hugo Mariutti (trascurabile), una jam di gruppo (divertente) e un assolo di batteria di Confessori (molto buono, nel quale si è vista in filigrana l’attitudine da percussionista di Ricardo).
Prima che la band sparisca dietro alle quinte, c”è ancora spazio per l”elaborata “Over Your Head”, una “Fairy tale” introdotta dal pianoforte di Andrè Matos, e infine la più diretta “Pride”. Al suo ritorno, la formazione proporrà “Ritual” e una cover davvero inaspettata: “Burn” dei Deep Purple Coverdale/Hughes-era: bel colpo! Chiude il primo encore “Living For The Night”, canzone originariamente della prima band di Andrè Matos, i Viper.
Di nuovo una pausa.
Di nuovo sul palco sulle note di “Unfinished Allegro” che introduce “Carry On” – esecuzione sicuramente godibilissima, ma che a dire la verità è parsa forse un po’ “stanca”, come se la band a quel punto fosse in leggero debito d’ossigeno.
Si archivia così la prima data degli Shaman in Italia, un concerto che ci ha mostrato una band determinata, che sta crescendo nello sforzo di trovare il proprio equilibrio ottimale, ma che già da ora dimostra qualità invidiabili.

Ancient Winds / Here I Am
Distant Thunder
Time Will Come
For Tomorrow
Wings Of Reality
Lisbon
Hugo Mariutti Solo / jam di gruppo / Ricardo Confessori solo
Nothing To Say
Over Your Head
Fairy Tale
Pride

Ritual
Burn (Deep Purple)
Living For The Night (Viper)

Unfinished Allegro / Carry On

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