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Ancor si muovono

Dopo più di un anno d’attesa, finalmente gli Haggard tornano a calcare il nostro suolo con un concerto di anticipazione, per la felicità dei fan. È un gustoso antipasto in attesa dell’uscita di “Tales Of Ithiria”, con annesso tour che vedrà i nostri tornare in Italia per ben tre date. Nonostante questo l’affluenza è abbastanza alta e l’emozione palpabile.

Apre la serata un gruppo alquanto discutibile di nome Crowler che, quindicenni esaltati a parte, fa sì che la maggior parte del pubblico pagante si scambi occhiate dubbiose e malevole; non che siano incapaci, non che non sappiano stare su di un palco… ma chiamare come spalla agli Haggard una band che esegue al 50% cover heavy metal (e neanche tra le più originali, se vogliamo proprio infierire) non sembra essere stata una scelta azzeccatissima.

Dopo un’attesa comprensibile fanno capolino i quindici elementi della band. Ci avevano detto che ci sarebbero stati tutti, ma a causa di problemi non chiari mancano alcuni componenti e altri sono stati rimpiazzati all’ultimo minuto, come ha spiegato il leader Asis al pubblico; niente di troppo grave, dato che ci assicura che nelle future date italiane ci saranno davvero tutti.

Il clima che scende al Rolling Stone fin dalle prime note di “Prophecy Fulfilled” è spettacolare: il pubblico chiama a gran voce i componenti, questi rispondono salutando ora qui, ora là, qualcuno tra il pubblico, ci sono i parenti del chitarrista italianissimo, Claudio, venuta fino dalla Sicilia… insomma è come ritrovarsi ad una cena natalizia con una famiglia allargata!

L’esibizione tocca tutti i lavori della band, passando anche per le canzoni con testi in italiano (“Herr Mannelig”, “Eppur Si Muove”), che ovviamente il pubblico intona a gran voce incitato dalla band, per poi offrire anche un assaggio di “Tales Of Ithiria” con la title-track.
Dal lato musicale il concerto è pressoché impeccabile, forse i suoni sono leggermente impastati ma tutto sommato non ci sono evidenti difetti. Ogni musicante fa la sua parte nell’andare a costituire quella che è una band veramente spettacolare: il suonatore di tuba che, eseguendo pochissimi pezzi, è perennemente impegnato in corna e headbang; il percussionista scatenatissimo che avanza a incitare il pubblico munito di piatti; il chitarrista Claudio che parla in italiano ed è co-protagonista sul palco; le bravissime soprano che non hanno un solo calo vocale e si muovono in modo sinuoso catalizzando su di loro l’attenzione del pubblico maschile.

La risposta del pubblico è costante per tutta l’esibizione, non facendo mai mancare applausi o urla d’incitamento, e così, tra una canzone e l’altra, passa più di un’ora e mezza, al termine della quale la band finge di andarsene e, quindi, regala un abbondante encore agli spettatori con “All’Inizio È La Morte”, “The Final Victory” e “Awaking The Centuries”; il pubblico a fatica si convince che la serata è davvero giunta al termine, ma proprio quando tutti sono pronti a mettere la soddisfazione in tasca e tornare a casa, ecco che Asis annuncia che la band dopo una mezz’ora si presenterà all’esterno per incontrare i fan! Così accade e il marciapiede davanti al Rolling Stone rimane gremito di chi aspetta per foto e autografi, evidenziando ancora di più – per chi non l’avesse ancora afferrato – che gli Haggard amano i loro fan italiani all’inverosimile.

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