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Ancora uno sforzo

La seconda edizione del Field Day doveva essere la dimostrazione che i tanti imperdonabili problemi dell’anno scorso erano stati risolti. Con grandi speranze noi patiti di concertoni estivi abbiamo atteso il giorno; non abbiamo dato ascolto alle previsioni del tempo che davano pioggia; da lontano guardavamo Victoria Park con occhi bramosi di musica. Poveri illusi.

Tanto per cominciare, le previsioni del tempo avevano maledettamente ragione: la pioggia a dirotto e il freddo ottobrino (sì, il festival si è svolto il 9 Agosto, ma Agosto a Londra non esiste) hanno accompagnato una folla non proprio straripante al box office, mentre i bagarini si disperavano pur di vendere uno straccio di biglietto – niente da fare, chi vuoi che si avventuri fuori di casa se non quelli che avevano già speso le loro 26 fatali sterline? E così ci avventuriamo fra il fango e l’umidità del parco, che normalmente è uno dei più belli della città. Rispetto all’anno scorso, va detto, chioschi e bar si sono moltiplicati. A margine dei palchi, la gente si diverte facendo la corsa nei sacchi, facendo a gara a chi mangia più carote, spaccando vasellame messo lì apposta “per sfogare lo stress”. Molto agreste davvero; non a caso il tendone principale, quello sotto cui la folla si riversa per motivi atmosferici, si chiama New adventures in the beetroot field, cioè Nuove avventure nel campo di barbabietole. L’enorme palco scoperto, invece, è sponsorizzato dalla Converse, quindi si chiama Converse.

E la musica? Il programma promette bene, ma già all’ingresso un cartello dice che i Mystery Jets non vengono più. La scaletta è un po’ scombussolata, per non sbagliare (e per dare una tregua alla giacca a vento, che è sì impermeabile ma non è una bat-corazza) ci si infila sotto il tendone dove si apprestano a suonare gli Emperor Machine: tre bei giovanotti, chitarra, basso, batteria elettronica. C’è lì anche un microfono vocale che serve al chitarrista a dire “thank you” ogni tre canzoni. Insomma gli Emperor Machine fanno un buon rock moderatamente duro, tradizionale e ballabile, che riscuote consensi presso il pubblico femminile. Ma la noia serpeggia ugualmente. Sfidando le intemperie ci appropinquiamo agli Of Montreal, che saltellano sul palco Converse e fanno saltellare in un mare di fango i fan sottostanti. Sembra Glastonbury! Che bello!

Ma nemmeno gli Of Montreal sono entusiasmanti, il loro pop è innocuo, quindi è ora di toccare con mano se il problema toilette è stato risolto. La risposta è: no. Il serpente umano si snoda fino al chiosco dei noodles dall’altra parte del palco, ma non importa, c’è tempo prima che inizino a suonare i Mae Shi. Costoro sono una atipica mescolanza di Christian rock e puro punk: quattro pischelli simpaticissimi che affiancano giocattoli di plastica per bambini agli strumenti veri, spesso e volentieri si buttano a suonare fra la folla, si nascondono sotto un telo variopinto, insomma sanno come si tiene un palco, quel palco che l’organizzazione ha impiegato un’ora e mezza (un’ora e mezza!) a preparare. A dire il vero non si riesce a testimoniare sul contenuto evangelico delle loro lyrics, ma l’energia punk manda onde di energia che scaldano anima e corpo. Poi una corsa di là a sentire le ultime canzoni di Lightspeed Champion, un uomo nato con la pelle del colore sbagliato: biologicamente color cioccolato fondente, l’ex membro dei Test Icicle è musicalmente bianco Galak. Il suo raffinato rock non tradisce alcuna ascendenza etnica ed è non a caso eseguito da una band interamente bianca, fra cui spicca un virtuoso chitarrista-violinista.

Ottimo show ma niente in confronto alle vere star della giornata, i terribili Les Savy Fav. Tim Harrington, istrionico come suo solito, esordisce lanciando scarpe sul pubblico, non prima di averne descritto l’odore e la consistenza sotto i denti. Indossa un impermeabile da maniaco che non stona affatto col tempo, ma appena l’art rock della band prende il volo, così fanno anche i vestiti di Harrington. Finalmente il visibilio e il pogo esplodono sotto il palco, mentre la band graffia gli strumenti e il vocalist mezzo nudo ruggisce le sue lyrics fin troppo sensate. Finalmente ha un senso essere venuti al Field Day. Quando il numero dei Les Savy Fav finisce, giunge l’ora di rilassarsi coi Notwist. I Notwist suonano sotto il tendone al coperto, il che significa che: 1) il loro suono è orrendamente compresso, 2) non si vede niente perché il tendone è stracolmo di gente. E noi che cominciavamo a divertirci. Dov’è l’uscita?

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