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And Their Infinite Sadness

Overture
L’autore dell’articolo si scusa fin da suibito per la banalità del titolo e per altre due o tre cosette messe in mezzo a questo zoom (banalissimi chlichè inclusi).

Chi meglio degli Smashing Pumpkins ha incarnato le ansie, le angosce e più in generale il disagio di una generazione, quella vissuta durante gli anni Novanta?
I Nirvana?
Non era una generazione di tossici!
I Death?
Ahahahahah!
Gli Oasis?
Eh? Vorresti dirmi che gli Oasis rappresentano il disagio di una generazione?
Allora non lo so.
Nessuno.
‘Azz… lo sapevo, ce l’avevo sulla punta della lingua!

Questa era degna del peggior Ortolani.

Gli Smashing Pumpkins nascono nel 1988 a Chicago dall’incontro tra Billy Corgan (voce e chitarra), James Iha (chitarra) e D’Arcy Wretzky (basso), ai quali si aggiungerà presto il batterista Jimmy Chamberlin. Proprio adesso stanno per dare alla luce il primo disco di una lunga serie (ben undici) facenti parte del progetto “Teargarden By Kaleidyscope”. Di cosa si tratta? Forse del naturale processo che porta al declino di una band che quando cominciò a tastare i palchi catturò l’attenzione di un’intera generazione.

1991, Gish

È questo il loro esordio discografico, 45 minuti di grezza e sfrenata musica a metà strada tra il metal e il grunge (sempre che questo possa essere definito un genere musicale), che sfociano in una sorta di post-garage dalle venature acide e psichedeliche, sul quale aleggia continuamente una sensazione di inquietudine e di malessere tipicamente gothic, ancor più presente nei lavori successivi della band. Solo “Rhinoceros” finirà nelle classifiche, ma il disco successivamente grazie anche alle ristampe del 2005 raggiungerà quota 1,1 milioni di vendite, guadagnando un meritato disco di platino. La formula Pumpkins è agli albori, eppure è sulla buona strada.

1993, Siamese Dream
È infatti a soli due anni di distanza da “Gish” che la band compie il grande salto di maturità, pubblicando quello che è stato definito a ragione uno dei dischi più importanti ed influenti di tutti gli anni Novanta. “Siamese Dream” è tutto ciò che era “Gish” ampliato all’ennesima potenza: un’ora di travolgente rock suonato a modo loro, in cui si fanno molto più presenti le parti più noise alla The Jesus And Mary Chains. Il malessere che nel lavoro precedente aleggiava per tutto il disco, ora si fa più presente ed esplicito, soprattutto in alcune canzoni (“Silverfuck” per esempio). È questo infatti uno dei peggiori periodi per la band di Chicago. Lo stesso Corgan vive un momento difficile: tendenze suicide e blocco dello scrittore lo rendono molto debole, e la band ne risente nel bene e nel male.

1994, Pisces Iscariot
Nel ’94 esce poi questa raccolta di b-sides, di precedenti lavori scartati che lascia davvero il tempo che trova, roba per fanboys insomma! Qualcosa di significativo? Basterà aspettare solo un anno…

1995, Mellon Collie And The Infinite Sadness
Un solo anno e si compie il miracolo. La magnificenza messa in note, a partire da quell’intro di piano che non può non infondere nell’ascoltatore l’infinite sadness necessaria per carpire in pieno il significato del disco. “Mellon Collie” è un concept album sulla giornata tipo di un ragazzo tipo degli anni Novanta, tipo un po’ depresso, ma quella depressione tipo adolescenza: oggettivamente insignificante, soggettivamente immensa ed infinita. Questo epico titano degli anni Novanta scandisce la giornata in due parti nella versione doppio CD e in ben sei parti nella versione triplo LP, e a livello prettamente sonoro troviamo una fabbrica di generi che rischiano a volte di far sembrare il lavoro un’accozzaglia di roba, se non fosse per quella benedetta ed infinita tristezza che pervade perpetuamente ogni singolo secondo delle due ore che dura la release. Da questo album sono state estratti anche i singoli “Bullet With Butterfly Wings” e “1979″, probabilmente le due canzoni più conosciute delle zucche, e probabilmente anche grazie a queste le vendite del disco sono state eccellenti, posizionandolo al primo posto delle classifiche direttamente all’uscita. È in questo momento che gli Smashing Pumpkins vengono ufficialmente consacrati nell’Olimpo del rock made in Nineties, ed è anche da qui che partirà la parabola discendente della band.

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1998, Adore
Infatti molti problemi si riscontrano all’interno della band. I rapporti mai idilliaci tra Corgan ed Iha si fanno sempre più tesi, mentre l’abuso di droghe comincia a mietere vittime all’interno della band.Chamberlin viene estromesso dalla band, e così quando viene pubblicato “Adore” si notano subito le basi ritmiche tenute dalla batteria elettronica, e più in generale un cambio di rotta per quanto riguarda le sonorità. Ci si avvicina molto di più ad una certa new wave, quella più sintetica, e ad una travolgente tristezza viene sostituita una più intima e profonda amarezza. Probabilmente è questo l’album che attesta la vera crescita dei Pumpkins, ma pubblico e critica lo accolgono in maniera fredda.

2000, Machina/The Machines Of Gods, Machina II – The Friends And The Enemies Of Modern Music
Uno torna, una se ne va. Chamberlin si disintossica e torna a far parte della band nel 1999, ma nello stesso anno la bassista D’Arcy saluta tutti quanti e fa le valige, anche lei per problemi legati alla droga. Viene così ingaggiata la bassista delle Hole Melissa Auf Der Maur, con la quale l’anno successivo pubblicheranno “Machina/The Machines Of God”, nel quale la band rimescola le carte e propone un bel pappone di tutto ciò che aveva prodotto fino ad allora, con la differenza che di momenti davvero ispirati all’interno del disco non se ne vede neanche l’ombra. Eppure il riscontro commerciale del disco non fu poi tanto male, anzi, pareva che le cose stessero andando per il verso giusto. Ma la sempre più indiscutibile leadership di Corgan aveva messo troppo da parte i restanti membri della band, cosicché gli Smashing Pumpkins si sciolgono con un tour d’addio e con la pubblicazione di “Machina II – The Friends And The Enemies Of Modern Music”.

2007, Zeitgeist
Appena sciolta la band, Corgan sì butta nel fallimentare progetto Zwan e nella carriera solista, mentre Iha si mette a disposizione per gli A Perfect Circle. I due molto spesso lasceranno dichiarazioni sul perché si siano sciolti gli Smashing Pumpkins, dandosi ogni volta reciprocamente la colpa. Così il triste, tristissimo Corgan, uscito da una a dir poco mediocre carriera solista, decide di rimettere su la band. Ma non siamo davanti a nessuna scena da film, dove i vecchi componenti si ritrovano tutti insieme “al solito posto”, no, perché della vecchia line up ci sono solo Billy Corgan e Jimmy Chamberlin. Esce “Zeitgeist” nel 2007, e chi vi sta scrivendo non sa proprio che dirvi di questo album se non che è il “St. Anger” degli Smashing Pumpkins. Ispirazione a zero, novità a zero, e una produzione orribilmente levigata, tanto da rendere finto ed impersonale l’album dalla prima all’ultima nota.

2009 – ????, Teargarden By Kaleidyscope
Il duemilanove è l’anno in cui prende nome il progetto “Teargarden By Kaleidyscope”, annunciato da un entusiasta Corgan il 16 settembre. Il progetto, dal vago sapor di “pecionata”, consiste nel rilascio di 44 canzoni su internet da parte della band mentre in parallelo verranno venduti 11 EP di quattro canzoni l’uno, che a loro volta verranno racchiusi in due bei box sets. Quattro canzoni sono state già scritte, e tre sono già dowloadabili gratuitamente dal sito ufficiale della band. Sinceramente, tre sole canzoni sono poche per giudicare un album che deve ancora nascere, ma tutto questo ambaradan per pubblicare un album può sembrare quantomeno eccessivo a chi possiede un po’ di sale in zucca. Ma vedremo, una volta uscito l’EP, di parlarne con cognizione di causa.

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