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And we will always love you

Whitney Houston non c’è più. Da un anno ci ha lasciati per entrare nell’Olimpo delle leggende che purtroppo spetta solo a chi muore ed è famoso abbastanza per accalappiarsi servizi di prima pagina grazie a questo determinante e funesto evento.

Whitney Houston, la ragazzina che primeggia nei cori gospel della sua cittadina del New Jersey.
Whitney l’adolescente che grazie a tanti rinomati parenti viene introdotta al mondo della musica professionale.
Whitney, la voce d’oro che a metà anni 80 entra prepotentemente nelle classifiche mondiali mainstream, non solo in quelle soul ed rnb tradizionalmente patroneggiate da artisti di colore.

Whitney l’interprete vocale che fa sognare le adolescenti di tutto il mondo con la sua bellezza quasi angelica ed il suo successo.
Whitney l’artista a tutto tondo che oltre ad essere una star della musica raggiunge l’apice della popolarità grazie al film “Guardia Del Corpo” ed alla sua blasonata colonna sonora.
Whitney moglie innamorata ed abusata da un marito singer in declino violento e tossicodipendente.
Whitney la cantante socialmente responsabile che si occupa di bambini ammalati e incontra per prima tra gli artisti il leader sudafricano Nelson Mandela.
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Whitney che raggiunge vette di vendita assolute ed inizia a diventare strana, sfuggente e non sempre professionale.
Whitney devastata fisicamente ed emotivamente da una tossicodipendenza sempre più difficile da nascondere ed incapace di mantenere gli impegni contrattuali.
Whitney che tenta la risalita ostacolata da recensioni negative e performance non sempre all’altezza delle aspettative.
Ed infine l’ultima Whitney, la più triste. La diva che resa inconscia da un accidentale abuso di cocaina ed altre droghe assortite affoga nella vasca da bagno della sua suite dell’Hilton Hotel lasciando sbigottiti e tristi fan, familiari, colleghi e paparazzi affamati di dignità altrui.

Whitney Houston è stata tutto questo e molto più. Una persona forse fragile e sicuramente con le sue debolezze, ma forse appunto per questo anche autentica.
Nonchè un’icona, strumentalizzata per la sua dote vocale ed adorata in virtù di essa. Mai forse però completamente libera di esprimere la propria opinione musicale. Ennesimo esempio di interprete sempre in balia di produttori marketing oriented e songwriter vari, è legittimo pensare che probabilmente la vera musica di Whitney Houston, la sua vera voce, non abbiamo e mai avremo modo di sentirla.
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Un anno è passato da quel giorno di febbraio in cui le foto del cadavere della Houston coperto da un telo mentre lascia l’Hotel in barella hanno iniziato a circolare. Un anno in cui, naturalmente, le speculazioni non sono mancate e non mancheranno. A partire dai vari “Greatest Hits” spremi dollari rilasciati ed in arrivo sull’onda della scia emotiva.
Questo si sa, per quanto macabro o quantomeno discutibile, fa parte del gioco. Sempre in tempi recenti la morte di un altro dio del pop, Michael Jackson, ci ha insegnato molto in proposito.

Cosa rimane documentato è comunque l’attestato di stima di tutte le star da lei incontrate o influenzate, incluso l’ex marito Bobby Brown, ma soprattutto ci rimane il catalogo in cui la sua espressività vocale calda e vellutata è incisa. Un patrimonio estetico ed emozionale di tutto rispetto.

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