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Andersson, Konchalovsky, Oppenheimer: i vincitori di Venezia 71

«Le gare sono stressanti, non sarebbe meglio eliminarle?»: è la riflessione finale di Kaan Müjdeci, vincitore del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2014 con l’opera prima “Sivas” (qui l’elenco completo dei vincitori).

Forse, senza gare, i membri della giuria non sarebbero tartassati di domande — secondo un criterio non artistico ma puramente geografico — a proposito dell’esclusione di certi titoli dal palmarès.

Carlo Verdone chiedono conto dei film italiani (ma interviene il presidente Alexandre Desplat: «Due premi su otto non sono abbastanza? E allora io, che sono francese, avrei dovuto premiare solo film provenienti dalla Francia?»), mentre Joan Chen viene pungolata sul film cinese “Red Amnesia”. Per alcuni giornalisti , insomma, la Mostra è una questione di tifo.

Lo svedese Roy Andersson, premiato con il Leone d’Oro grazie al surreale “A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence” (ed è la prima volta che il primo premio veneziano va in Svezia), mette pace tra le opposte tifoserie con abbondanti dosi di amore cinefilo: «Voi italiani avete buon gusto e una straordinaria storia del cinema; considero Vittorio De Sica uno dei miei maestri, adoro “Ladri di biciclette”».

Il Leone d’Argento per la miglior regia finisce tra le mani di Andrei Konchalovsky per l’ottimo “The Postman White Nights“, girato nei veri luoghi intorno al lago Kenozero, in Russia. L’autore non si scompone: «Far vedere il film a tutti gli attori non professionisti impiegati per il film? Non credo che sarebbero interessati, anzi, probabilmente preferirebbero vedere Harry Potter».

Il discorso pronunciato nel 2011 da Aleksandr Sokurov, Leone d’Oro grazie a “Faust”, resta imbattibile per grazie e spessore di contenuti, ma certi registi russi — e tra loro c’è anche Konchalovsky — hanno in comune un’umiltà assoluta che può derivare solo dalla vera grandezza.

Joshua Oppenheimer non è presente al Lido ma ci pensa il giurato Tim Roth a portarlo in trionfo: «Il documentario “The Look of Silence” è puro cinema, mi ha emozionato tantissimo: vederlo è stato come assistere alla nascita di un figlio».

Assente anche Franco Maresco, che già aveva rinunciato all’attività stampa legata al suo “Belluscone. Una storia siciliana“, premio speciale della giuria Orizzonti; l’autore manda però un messaggio: «Dedico il premio alla mia Palermo che mi fa tanto incazzare ma resta dentro di me con la luce più bella del mondo».

Più prosaica Alba Rohrwacher, Coppa Volpi femminile per “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo, che porta anche i saluti della Coppa Volpi maschile, il suo co-protagonista Adam Driver: «Adam ora è in Canada ma tra qualche giorno lo raggiungeremo per festeggiare insieme».

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