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  • Andrew Bird: Noble Beast

    Andrew Bird

    Data di uscita: 20-01-2009

    Loudvision:
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Nobile e più nobile

Il rischio che si corre creando un disco come “Andrew Bird & The Mysterious Production Of Eggs” (2005) è quello di dar vita a una schiera di immediati nostalgici. Il rischio che si corre nell’essere immediati nostalgici è quello di negare le potenzialità che “Noble Beast” ha nella curva di sottili evoluzioni della musica di Andrew Bird.

Il violinista di Chicago ha buona familiarità con i cambi di rotta: formatosi all’interno della rinascita swing anni ’90, insofferente al panorama asfittico delle etichettature, aveva intrapreso un ispirato percorso solista già a partire dal 2003, per essere raggiunto dal successo di (nuovo) pubblico con il celebre album delle uova. “Noble Beast” è l’ottavo lavoro a portare il suo nome e manifesta questo processo di costante metamorfosi.

“Noble Beast” non è un disco di svolta. Anzi, i temi sono i soliti – gioie e dilemmi della solitudine, strizzate d’occhio alla scienza, capacità di far rimare un verso che contiene l’espressione proto-Sanskrit Minoans e risultare comunque credibili.
Dunque, cos’è che rende questo cammino lineare e, insieme, lontanissimo da un confortevole adagiarsi sugli allori indie di una scena che sempre più tralascia gli accostamenti frettolosi di Bird a Jeff Buckley per paragonarlo solo a se stesso?

Innanzitutto, la collaborazione con musicisti già in sintonia con il suo modo di procedere arricchisce l’impasto sonoro e lo dota di una coerenza e compattezza inedite.
Inoltre, il livello di confidenza raggiunto da Bird all’interno del suo personale modo di fare musica gli concede di spaziare a testa alta da melodie facili e smaccatamente pop (“Oh No” e “Fitz And The Dizzyspells”, che in un mondo migliore sarebbero istantanei singoloni) a pezzi più oscuri e ampi (“Anonanimal”) a picchi di estrema delicatezza (“Natural Disaster” e “Tenuousness”, che contiene una forse inconscia eco morriconiana).

Non sempre la formula funziona, e “Souverian” sembra un brano troppo denso per essere una conclusione all’altezza, mentre “The Privateers” non ha lo stesso impatto che aveva nella sua incarnazione swing; ma anche e soprattutto in questi casi, quando Bird mette in discussione le proprie creazioni del passato, non si ha mai la sensazione fastidiosa di una maniera rimasticata per fiducia in uno schema vincente o per scarsa inventiva.
Fino a che Andrew Bird si preoccuperà di questo, nemmeno i nostalgici rimpiangeranno “The Mysterious Production Of Eggs”.

“Noble Beast” non fa solo bene all’anima, fa bene anche all’ambiente – i booklet di Bird sono stampati su carta riciclata. Ringraziano sentitamente gli animali malaticci del risveglio primaverile (eliotiano!) in “Natural Disaster”. Chissà come si sarebbe comportato T.S. Eliot se avesse avuto a che fare con la rinascita swing anni ’90.

Pro

Contro

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