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Angela Kinczly: LoudVision vi racconta il suo ultimo Ep “Tense Disorder”

Ecco il nuovo lavoro della cantautrice italo-ungherese Angela Kinczly che torna in scena in una veste decisamente psichedelica e sospesa in un’elettronica raffinata e di gusto. Torna in lingua inglese e da voce ai sentimenti di tensione, ansia, paura…un concept che abbraccia problemi e violenze associabili alle nuove società industriali di oggi come, stalking, amori morbosi, violazioni di natura più psicologiche che fisica. In collaborazione con Francesco D’Abbraccio degli Aucan, “Tense Disorder” si sviluppa così per i primi 3 brani lasciando ad una latente e, direi quasi, sospesa risoluzione dei sensi in una quarta ed ultima traccia dal titolo “A Notion” dove troviamo la firma di produzione de La Tarma (artista di cui ci siamo occupati più volte). L’elettronica diventa internazionale e la componente cantautorale si fa multiforme e decisamente poco italiana. Un disco di incredibile efficacia ed impatto emotivo…LoudVision ve lo racconta brano per brano.

Angela Kinczly: “Tense Disorder” brano per brano

Tense Disorder/Nevrosi
. Una frenesia di azioni ripetitive di una quotidianità sempre uguale a se stessa scorre parallela al mondo delle idee e dei sogni affissi al muro. Sono i pensieri ricorrenti e insoluti. Sono le ragioni che adduco, anche se conosco la loro debolezza: troppo spesso la logica è inutile. Ci vorrebbe un’azione inedita per rompere questo circolo vizioso, questo tempo ciclico dove tutto è solo apparentemente regolare seppure ritorni con variazioni minime che ne impediscono il controllo totale e la vera rinascita a una nuova vita.
A occhi chiusi, le immagini che la retina proietta sull’interno della palpebra sono puntini minuscoli che diventano galassie immense e pesanti: schiacciano gli occhi e mi risucchiano al loro interno, facendomi sentire infinitamente minuscola e in balìa di forze che non posso controllare. Ma i puntini non vanno da nessuna parte, e io con loro, sono solo accadimenti ottici ma niente accade sul serio.  Infine, questo turbamento non si esaurisce in se stesso ma dallo scontro col fondo genera nuova energia, al limite dello sfinimento. Qualcosa rinasce nel sangue disturbato: un soffio di creatività, che diventa un’idea, che si concretizza in una canzone.

Spies/Paranoia. 
Se osservi la gente, ti accorgi che talvolta è meglio che leggere un libro o vedere un film. Osserviamo e siamo osservati, ci sentiamo osservati. Alcune persone attirano in particolare l’attenzione, io di alcuni mi chiedo come si sentano.
Nella nostra testa si svolge un dialogo, un film parallelo, la testa non si zittisce mai, il giudizio, l’avversione, l’empatia. Siamo osservatori osservati.

Dark Secret Love/Fissazione, Persecuzione (Stalking)
. Amare fino ad arrogarsi il diritto di non rispettare più i confini della persona, sentire su di se’ lo sguardo fastidioso di chi ti vuole possedere e cerca di ottenere la tua fiducia. Ti manipola fino a farti sentire e farti dire quello che vuole sentirsi dire.
Una poesia di William Blake, “The Sick Rose”, (Songs of Innocence and Experience, 1794), ha colpito tempo fa la mia immaginazione fino ad arrivare nelle parole di questa canzone.

O Rose thou art sick. 
The invisible worm, 
That flies in the night 
In the howling storm:
Has found out thy bed 
Of crimson joy: 
And his dark secret love 
Does thy life destroy.

A Notion/Guarigione
. Testo e musica nascono come un gioco sulle sonorità delle parole e sui doppi sensi di cui esse sono alla base (A Notion – un concetto – vs. An Ocean – un oceano), che è poi anche il loro grande potere evocativo quando usate in maniera libera, ovvero permettere una potenzialmente infinita e soggettiva libera combinazione di significati. La poesia è un gioco libero che non soggioga tramite idee, ma sprigiona collegamenti inediti; é bellezza, e non brutture di sovrastrutture del pensiero; è spontaneità e genuinità, non cemento. Siamo io e te. Liberamente ispirato al film “The Big Lebowski” dei fratelli Coen.

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