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  • Angus McOg: Anorak

    Angus McOg

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Folk di un certo livello

Se leggendo in giro non avessimo scoperto che al secolo quest’uomo si chiama Antonio Tavoni e viene da Modena, mai e poi mai l’avremmo immaginato: in “Anorak” ci troviamo davanti al più classico folk all’americana che si possa immaginare, con una chitarra acustica onnipresente e quel sound polveroso che porta la mente in mezzo alle grandi praterie e alle casette disperse nel deserto.

Unici nei degni di nota sono la pronuncia inglese non sempre perfetta e l’eccessiva lunghezza del disco, che per quanto bello e piacevole se ascoltato tutto d’un fiato rischia di stroncare anche i più forti.

Un disco complessivamente ben fatto, soprattutto considerando che si tratta di un esordio autoprodotto. Buona la scelta di farsi affiancare da un batterista e da un arrangiatore, buone le atmosfere, buono tutto ma… perché? Che il nostro sia un popolo esterofilo è fatto noto, ma da qui al darsi uno pseudonimo anglofono e al mettere insieme un disco che di italiano (e di europeo in generale) ha ben poco è una scelta forte, soprattutto alla luce della tradizione musicale che di certo non manca al nostro Paese (degenerazioni escluse).

Pro

Contro

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