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  • Animal Collective: Merriweather Post Pavillion

    Animal Collective

    Data di uscita: 06-01-2009

    Loudvision:
    Lettori:

Yes, they can

Se c’è una band che in questi ultimi anni è stata davvero capace di perseguire una via personalissima e assolutamente svincolata dalle convenzioni, confezionando lavori quasi sempre eccellenti e riuscendo a guadagnarsi una fama e un seguito quasi impensabili per un genere musicale tanto ostico e indefinibile, questi sono gli Animal Collective. Verrebbe da definirli gli unici veri indie, se anche questo termine non fosse un’etichetta che ai tre (o quattro) di Baltimora va strettissima. Avanguardia, sperimentazione, psichedelia elettronica tambureggiante di folk tribale? Chiamatela come volete. Quel che conta è che non c’è nessuno come loro; e – ci azzardiamo a dire – nessuno come loro ha saputo cogliere, anticipare, prevedere e infine concretizzare il suono di questo decennio.

Carte in tavola: “Merriweather Post Report” è un disco fantastico, certamente importante, forse epocale. Nei suoi momenti migliori (e sono tantissimi) appare come il compimento, lo zenit, il nirvana del percorso artistico dei nostri improbabili eroi. È come se i nodi di mille riecheggianti suggestioni fossero finalmente venuti al pettine della forma-canzone, dando origine a brani che sono quanto di più “ascoltabile” gli Animal Collective possano produrre pur restando inconfondibilmente gli Animal Collective. Questa è musica onnicomprensiva, ossimorica, è la dance più intelligente che si possa concepire, il pop più freak, l’elettronica più calda. Un album che, ascolto dopo ascolto, cresce e conquista fino a rivelarsi – paradossalmente – melodico e accattivante.

Quasi tutti i brani sono eccezionali, da quelli che (sempre con le dovute precauzioni) potremmo classificare come più dance-electropop (“My Girls”, “Summertime Clothes”), a quelli più sognanti e languidi (“Bluish”), alle sorprendenti schegge impazzite come la frenetica “Lion In A Coma” e soprattutto l’incredibile finale “Brothersport”, che definiremmo un anthem elettronico a metà tra il reggaeton e i Beach Boys, se solo una simile descrizione non suonasse completamente inadeguata.

Insomma, se proprio si vuol etichettare “Merriweather” come il disco pop degli Animal Collective, sia chiara una cosa: che questo non è pop che si istupidisce per venire incontro ai gusti del pubblico. È pop che, per venire riconosciuto e apprezzato in quanto tale, richiede un bello sforzo d’intelligenza da parte del pubblico. Il che, di questi tempi, significa tantissimo.
E c’è anche un lieto fine: secondo la top 200 di Billboard, “Merriweather Post Pavillion” si è piazzato al tredicesimo posto tra gli album più venduti negli USA.
Che un altro mondo sia davvero possibile?

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