Home > Recensioni > Animal Collective: Strawberry Jam

Il fantastico modo di fare a meno di Lewis Carroll

Diciamolo: partiti sull’onda lunga di un hype eccessivo, e come sempre foriero di sfiga e devastazione, gli Animal Collective potrebbero sembrare ahimè perduti.
Ma:
1- l’album in questione, al di sotto della patina pop lucente, è un vero e proprio delirio audiovisivo di musiche e immagini impazzite. Il corrispettivo sonoro del mondo di quel meraviglioso supereroe che è The Maxx (ovvero, un barbone che vive in una scatola di cartone). Basti l’iniziale “Peacebone”, in cui, nel meraviglioso pandemonio di rumori, effetti e sensazioni devianti, emerge ripetutamente una catchyssima linea vocale intervallata da un altrettanto delirante, ma lucido, campionamento musicale. E che dire dell’epica musicale da “oltre lo specchio” di “Chores”, spirale melodica di incastri vocali e strumentali raffinati e spontanei e pronti a indurre subitanee trance.
2- testati dal vivo, hanno dimostrato di avere carattere da vendere, ribaltando la prospettiva del loro suono, togliendo di mezzo bassi e chitarre, e dedicandosi in toto all’esplorazione della chincagliera elettronica. Trasformati in un’irrefrenabile bestia da trip tribale in pieno furore noise-loop-teknolisergico hanno stupito ogni presente e indotto al ballo automatico.

Non è affatto male gli Animal Collective stiano uscendo al di fuori dei circoli indie-snob del caso, ché continuando di questo passo e con questo amore e con questa voglia di suonare insieme, potrebbero riuscire a spacciare qualcosa di interessante anche a qualcuno di poco interessato. Le chitarre deraglianti e acide, le melodie inattese, le esplosioni di senso e i colori abbacinanti faranno il resto.
Let the psyched out age begin!

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