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Fritto misto con chitarre

Gli Animal Farm Project sono un sestetto bolognese con un paio di grossi pregi e un paio di altrettanto grossi difetti.

Partiamo dai primi: innanzitutto, non hanno paura a osare e mischiare stili e influenze. Aprono il disco citando Bjork, proseguono aggiungendo chitarre ed elettronica à la Radiohead, appesantiscono, danceggiano e così via, nella più classica tradizione crossover. Il tutto – e siamo al secondo merito – ben suonato e ben prodotto.

Dove stanno i difetti? Innanzitutto nella poca personalità: ci vuole misura nel mischiare, altrimenti si finisce per ottenere poco più che un collage di stili e influenze, spesso privo di coerenza e generalmente confusionario. Non è facile passare da un registro all’altro senza risultare forzati, ed è questo il secondo e grande difetto degli Animal Farm Project – “Boiling” potrebbe essere l’esempio principe.

Rimandati a quando avranno più confidenza con i propri mezzi.

Poteva andare decisamente peggio: potevamo trovarci di fronte ai nuovi Finley o a una brutta copia di Gigi d’Alessio. Fortunatamente non è andata così, ma questo non salva gli Animal Farm Project dal perenne rischio di cadere nello stagno della mediocrità. Ogni tanto, c’è da dire, riescono a starne ben lontani, ma non è ancora abbastanza.

Pro

Contro

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