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La recensione NON contiene spoiler

Ci siamo: giovedì 17 novembre sarà nei cinema “Animali Fantastici e Dove Trovarli” (“Fantastic Beasts and Where to Find Them”), primo capitolo di una nuova serie cinematografica in cinque parti che ci riporta nel mondo magico creato da J.K. Rowling e segna il suo debutto come sceneggiatrice. Rispetto a Harry Potter, “Animali Fantastici” è sia un prequel (la storia si colloca circa 70 anni prima rispetto agli eventi narrati nella saga principale) sia uno spin-off (vi rimandiamo per brevità a un nostro vecchio approfondimento).

New York, 1926. Il giovane magizoologo Newt Scamander (Eddie Redmayne) arriva dall’Inghilterra con una valigia piena (davvero piena) di irrequiete creature magiche. Il timido studioso si trova lì con un obiettivo ben preciso e non intende certo cacciarsi nei guai, ma gli Stati Uniti non sono un luogo facile per gli umani dotati di poteri magici (cfr. Storia della Magia nel Nord America) e in città da qualche tempo accadono fatti inquietanti…

Su “Animali Fantastici e Dove Trovarli” gravano aspettative enormi, e al tempo stesso enormi pregiudizi. La prima domanda che ci poniamo è: gli appassionati di Harry Potter hanno davvero bisogno di cinque nuovi film ambientati nel cosiddetto Wizarding World (ma è definizione recente, coniata proprio per inglobare “Fantastic Beasts”)? No, assolutamente no. L’autrice J.K. Rowling ha sempre amato espandere il suo mondo narrativo, ma un conto è farlo con contenuti testuali, easter eggs (ricordate il vecchio jkrowling.com?) e libricini pubblicati per beneficienza (“Animali Fantastici e Dove Trovarli“, appunto, il cui ricavato andava a Comic Relief) e per appagare le curiosità dei fan, un conto è produrre ben cinque nuovi lungometraggi per un pubblico pagante.

“Animali Fantastici” dura 132 minuti ma fa molta fatica ad arrivare al punto, e tra i due percorsi narrativi principali — quello di Newt e soci (Redmayne è affiancato dalle streghe Katherine Waterston e Alison Sudol, e dal No-Mag Dan Fogler) e quello che mette invece al centro Graves (Colin Farrell) e Credence (Ezra Miller) — c’è uno scollamento che solo nella parte finale si attenua. In particolare, sono le fantastic beasts del titolo a non avere un vero e proprio ruolo, ridotte a una sorta di campionario illustrativo (lo Snaso è tanto carino, okay, ma non basta) che risulta poco più di un pretesto per sfoggiare effetti visivi di altissimo livello. Solo nell’approccio che Newt ha nei confronti del misterioso Credence si intravede una suggestione simbolica non banale sul rapporto tra mago (umano) e beast (non-umano, in senso esteso). Ma stiamo parlando di pochi secondi di film.

Non abbiamo ancora nominato il regista David Yates, ma c’è poco da dire. Non si è fatto notare negli ultimi quattro film di Harry Potter (“L’ordine della fenice”, “Il principe mezzosangue” e le due parti di “I doni della morte”), continua a non farsi notare qui: fa il suo mestiere, senza grandi idee di messa in scena né tantomeno un’impronta d’autore. Peccato, questa nuova saga poteva essere anche un’occasione per creare e osare di più dietro la macchina da presa, ma la Warner evidentemente preferisce non rischiare.

Altre considerazioni strettamente potterofile su incantesimi, fenomeni magici e riferimenti a personalità illustri (purtroppo ci hanno rivelato l’interprete di Gellert Grindelwald qualche giorno fa, sarebbe stata una bella sorpresa scoprirlo al cinema) le rimandiamo a un successivo articolo di approfondimento e con licenza di spoiler.

Insomma, “Animali Fantastici” è da vedere oppure no? Se amate Harry Potter non potrete farne a meno, ma ci vuole davvero tanto, tantissimo amore per cavarne qualcosa di interessante.

Pro

Contro

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