Home > Recensioni > Anna Maria Castelli: Mare Di Mezzo – Mediterraneo

Dove finisce il mare e cominciano i problemi

Per quanto ci riguarda, il Presidente della Repubblica potrebbe anche ascoltare i Black Flag. Ma si dà il caso che abbia apprezzato il disco di Anna Maria Castelli. Non che si debba necessariamente essere qualcuno per essere apprezzati dal Presidente della Repubblica, ma di certo Anna Maria Castelli non è nessuno: attrice e jazzista impegnata, farebbe quasi pensare che il concept album sul Mediterraneo sia una metafora della sua carriera, non fosse che ogni mossa lavorativa di AMC è sempre stata intelligente e molto poco piena di sé.

E allora: un concept album sul Mediterraneo, in collaborazione con Paolo Bergamaschi e Simone Guiducci. Si sfida chiunque a non assumere un’espressione contrariata, guardarsi intorno, e uscire dalla porta di soppiatto di fronte alla gratuità dell’unione di concept album e Mediterraneo. Ecco l’errore: non c’è nulla, in “Mare Di Mezzo”, di quello che si può pensarne pregiudizialmente. I tre artisti prendono atto del contesto in cui si trovano a vivere e ne sottolineano le contraddizioni. Non c’è nulla di idilliaco, oltre ai testi pieni di volute e guizzi, ma c’è un po’ di speranza sepolta sul fondo di questo disco, che è a tutti gli effetti un disco di protesta.

Si è sospinti tra nove racconti affascinanti (e altrettanti guai), con motivi ricorrenti e arrangiamenti semplici (si pensi a “Una Nuova Mitologia”) ma perfettamente calibrati e rappresentativi: fisarmoniche, violini e mandolini – tutto evoca, sottopelle, una realtà radicatamente Mediterranea, ma non un elemento è fuori luogo o eccessivo. Insomma, il Mediterraneo, ma senza riderne sotto i baffi. Le liriche di Paolo Bergamaschi talvolta passano il segno, ma vengono mitigate in brani che spiccano per lucidità quali “Le Cicale Di Corfù”, “Il Cacciatore Di Uomini” e “Gerusalemme”.

“Mare Di Mezzo” potrebbe essere, musicalmente, un’operazione fuori tempo massimo, o forse fuori dal tempo, ma non è mai stato così attuale.

Però, c’è davvero sempre bisogno di declamare? La Castelli, con la voce che ha, potrebbe anche cantare con un bolo gigantesco di gomme da masticare in bocca e risultare comunque credibile, ma è singolare che alcuni dei pezzi cantati da Bergamaschi, con la vocina che ha, si imprimano di più nella memoria.

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