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Anna Von Hausswolff: “Vi racconto il mio Miraculous, e molto altro” [INTERVISTA]

Fu Schopenhauer a definire il sentimento di Sublime come il piacere nell’osservare la potenza e la grandezza di un oggetto in grado di distruggere chi l’osserva. Questo è il termine che mi piace associare alla musica di Anna Von Hausswolff perché il suo puro talento è semplicemente in grado di stravolgerti.
Una forza della natura, prorompente come un fiume in piena, quieta e misteriosa come una foresta di alberi secolari, vasta come l’oceano. Eppure, è una musica che è anche profondamente umana perché creativa e volubile nei sentimenti.
Abbiamo incontrato Anna Von Hausswolff in occasione del suo concerto romano all’Orion Club, prima degli Swans con cui sta condividendo il palco lungo un fortunato tour europeo, ormai giunto al termine.

Il suo ultimo album si intitola The Miraculous ed è un misterioso viaggio nelle suggestioni, atmosfere e storie legate ad un luogo di infanzia della cantante ed organista svedese. In parte nato dall’ispirazione tratta dalla lettura di un libro scritto da Walter Ljungquist, in parte frutto della magia che questo posto immerso nella foresta esercita tuttora nella sua creatività.
È una lunga intervista in cui abbiamo parlato dell’Acusticum, l’incredibile organo utilizzato per le registrazioni dell’album, dei suoi concerti dal vivo, del Miraculous e della sua etichetta Pomperipossa.
Fuori dal palco abbiamo incontrato un’artista sorridente e consapevole di quali siano i suoi progetti nel futuro. Abbiamo anche conosciuto, anche se per poco, Anna come persona e constatato come il sentimento del Sublime non sia esclusiva della sua musica.

Vorrei iniziare dalla prima impressione che ho avuto ascoltando The Miraculous, il tuo ultimo album. Mi è sembrato di trovarmi immerso in un luogo surreale e selvaggio, dominato da forze naturali sconosciute. La cosa sorprendente è che solo poco dopo ho scoperto che The Miraculous è effettivamente un luogo reale che appartiene alla tua infanzia. Che ruolo ha avuto all’interno dell’album e nella sua composizione ?

Tutto è iniziato dalla lettura di un libro intitolato “The Kallan” di Walter Ljungquist. È ambientato in una foresta, simile a quella della mia infanzia, e parla di un gruppo di giovani alla ricerca di risposte e di un qualche tipo di Dio. È una storia per bambini, ma le descrizioni della natura  delle atmosfere di questa avventura sono così accurate che mi hanno rapita al punto da immaginare il mio Miraculous nelle pagine del libro. I bambini protagonisti, alla ricerca di qualcosa di magico nella foresta, mi hanno ricordato di quando ero piccola e anche io mi recavo nel mio luogo speciale nella speranza di imbattermi in qualcosa di magico. Devi sapere che i miei nonni mi hanno raccontato molte storie fantastiche sul Miraculous e io ho sempre creduto che fossero vere !

Erano storie che riguardavano la tua famiglia, di mera fantasia o più puramente folkloristiche?

Si tratta di storie magiche che hanno influenzato in modo indelebile il mio vivere quel posto da bambina e tuttora giocano un ruolo importante nell’immagine che ho del Miraculous, anche se ormai sono cresciuta

Ti capita ancora oggi di andare nella foresta, al tuo Miraculous ?

Assolutamente! E ancora oggi, proprio come un tempo, c’è questa incredibile fusione tra realtà e immaginazione. È come se l’idea del Miraculous che avevo da bambina funzionasse da filtro cambiando la reale percezione del presente e facendomi credere ancora a quella magia

È questo intreccio tra realtà e immaginazione che stimola la creatività ?

Si, dal punto di vista creativo questa fusione è stata d’ispirazione e ho sentito il bisogno naturale di esprimerla in musica. Nell’album ho cercato di catturare alcuni frammenti delle storie, le atmosfere e le emozioni che sono legate a questo luogo

Eppure, oltre a quello magico e naturale, in The Miraculous c’è anche un elemento violento, quasi brutale oserei dire se posso permettermi di scomodare un termine così forte..

No, hai completamente ragione. Molte delle storie che popolano questo luogo hanno delle sfumature oscure. La natura stessa in tutta la sua grandezza può assumere un aspetto spesso brutale, anche aggressivo delle volte. Inoltre, il Miraculous è stato luogo di alcuni tragici eventi storici.

Davvero, ad esempio ?

Molti anni fa ci fu una grande rivolta di contadini contro il governo del Re. Per sedarla venne inviato l’esercito e ci fu un vero e proprio massacro, una carneficina. Per questo nella terra del Miraculous ci sono anche eventi che sono realmente brutali. Sono convinta che tutte le storie legate a questo posto non siano nate dal nulla, ma dalla coscienza di chi, per anni e nelle generazioni, ha vissuto queste terre.

Di speciale, oltre alla sua genesi creativa, The Miraculous presenta anche l’utilizzo di un organo molto particolare: l’Acusticum. Oltre 9’000 canne di cui una sezione immersa nell’acqua, moltissimi suoni diversi e unico nel suo genere. Ma quanto è grande un organo simile ?

(ride:ndr) È molto grande. Solo la sua facciata sarà di almeno otto metri. Spesso le canne frontali degli organi sono solo decorazioni, ma non per l’Acusticum. Tutte le sue 9’000 canne possono essere suonate e si estende anche in profondità, ci sono delle sezioni nascoste, è molto complesso. Quando lo suoni puoi sentirlo pervaderti il corpo, è incredibile.

Io a malapena riesco a rapportarmi con la mia chitarra! Come ci si comporta con un organo così complesso e in quale canzone dell’album si può sentire di più il peso della sua voce ?

The Miraculous, la canzone, è sicuramente quella che ha goduto di più dell’Acusticum. Le frequenze dissonanti che si sentono nell’opening e nella parte finale sono frutto dell’organo, nate da un’improvvisazione, mi sono lasciata andare anche senza un’idea precisa del brano. Inizialmente non volevo registrarla, ma una volta che ho capito il funzionamento dell’Acusticum con i suoi incredibili cambi di intonazione ho cambiato idea. Mi ha guidato l’ispirazione

E non mi dire che l’organo è stato il tuo primo strumento che hai suonato da bambina!

No, ho iniziato con il canto. Anche se, a pensarci bene, il mio primo strumento è stato il flauto

Ah! Il flauto dolce è stato il primo strumento per molti, persino il mio anche se non sono andato oltre “Jingle Bells”

(ride:ndr) Oltre al canto ho studiato pianoforte. Poi, al secondo anno di liceo, mi ero stufata di essere la ragazza precisina del coro, così ho preso in mano le bacchette e ho iniziato a suonare la batteria, volevo del rock. Dopo due anni ho ripreso nuovamente a suonare il piano e mi sono avvicinata al mondo degli organi. Senza non avrei mai scritto Ceremony e The Miraculous

Ceremony è il tuo penultimo album e si percepisce in ogni singola nota la presenza del tema della morte. Cosa che, invece, non ho avvertito così forte in The Miraculous. Mi sbaglio ?

No hai ragione. Ho scritto Ceremony dopo un lutto, un periodo molto doloroso. Quando una persona se ne va, inizi a vedere le cose in maniera differente, tutte le banalità della vita scompaiono e tendiamo a focalizzarci su ciò che conta realmente. Ed è questa difficile presa di coscienza che ho voluto celebrare attraverso la musica di Ceremony. Per quanto riguarda The Miraculous non nasce da un periodo doloroso della mia vita, ma da un luogo d’infanzia di gioia, magia e, come abbiamo detto, qualche storia più tenebrosa

Oltre a suonare con la band nei club, sei stata ospite di chiese più o meno importanti dove hai avuto modo di suonare dei veri organi a canne. Come al Vasto Siren Fest in Italia qualche anno fa. Qual è la differenza tra suonare in un locale come l’Orion, insieme alla tua band, e farlo all’interno di una chiesa, sola col tuo organo?

Vorrei prima raccontarti l’esperienza di Vasto perché è stata molto divertente. Quando mi presentarono il prete della chiesa, in cui mi sarei esibita la sera, ho avuto l’impressione che non mi avesse in simpatia e né tantomeno la mia musica. Ero molto nervosa e ho pensato che vedesse in me un qualcosa di demoniaco, di pagano. Fortunatamente il concerto fu meraviglioso. Solo allora il prete mi venne incontro felice come un bambino confidandomi :”non avevo mai visto la mia chiesa così piena di persone”.

Tornando alla domanda: quando sono in un ambiente come quello di una chiesa è come se suonassi per la stanza, le mie spalle sono rivolte verso il pubblico e questo lo rende un’esperienza più introversa. Nei rock club è totalmente diverso, il pubblico ti guarda, fa caldo e devi tirare fuori tutto. Sono sicuramente due cose diverse con la loro differente intensità.

Siamo giunti al termine, ma ho un’ultima curiosità. Hai creato una tua etichetta discografica, Pomperipossa. Mi puoi parlare meglio di questo tuo progetto?

Assolutamente! È un mio sogno da quando ero piccola.

Che cosa significa Pomperipossa ?

È un racconto per bambini. Pomperipossa è una strega che grazie alla magia nera trasforma gli esseri umani in animali per poi divorarli. Ogni volta che lo fa, le si allunga il naso e si dice che sia lunghissimo. Questa storia fa parte dei racconti che ascoltavo da mio nonno ambientati nel Miraculous. L’etichetta è libera, senza regole precise, senza linee guida stabilite, conta solo il livello di interesse della musica e la sua onestà. Può essere qualsiasi cosa, un posto in cui gli artisti possano sentirsi liberi e apprendere il funzionamento della produzione musicale in tutti i suoi aspetti e dettagli. Un luogo che sia anche educativo. E poi il nome è divertente, non trovi ? Pomperipossa.

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