Home > Recensioni > Annecy 2016 – Window Horses

Un intero lungometraggio con protagonista una stick figure poteva sembrare un azzardo, una dichiarazione di intenti tutto fuorché invitante: approssimazione, brodo allungato, niente da dire. Perché dovremmo volerlo guardare? Perché dovremmo contribuirne alla realizzazione sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo? La regista (e alter ego della sua protagonista) Ann Marie Fleming ha evidentemente avuto ragione degli scettici e vinto la sua scommessa.

A Annecy quest’anno presenta finalmente il suo lungometraggio più ambizioso, “Window Horses“. Rosie Ming (la stick figure con la voce di Sandra Oh, anche produttrice) è una giovane poetessa canadese che, terminata la sua prima raccolta di poesie e autopubblicatala, cattura l’attenzione di un festival di poesia a Shiraz, in Iran. Il padre di Rosie era persiano, e ha abbandonato la famiglia quando Rosie aveva solo sette anni per ragioni mai chiarite. Una volta a Shiraz, Rosie si unisce alla comitiva di poeti e altri artisti invitati al festival e, uno alla volta, li conosce e ascolta le loro poesie. Fra attriti, collaborazioni, giri turistici e viaggi mistici, Rosie confronta il suo mondo interiore con quello dell’arte internazionale, mentre sempre più sconosciuti le rivelano di conoscere suo padre.

L’andamento episodico del film riflette la stratificazione produttiva, che procedeva di pari passo con l’arrivo di fondi su Indiegogo e di altri collaboratori, animatori e poeti che si sono uniti al progetto in fieri.  La semplicità del linguaggio e l’umorismo sono al servizio dell’astrazione del concetto di poesia, che trova in questo film una realizzazione che tanti hanno tentato ma meglio di cosí non si poteva sperare.

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Contro

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