Home > Recensioni > Annihilator: Carnival Diablos
  • Annihilator: Carnival Diablos

    Annihilator

    Loudvision:
    Lettori:

Gli Annihilator che non ti aspetti

Sembrano essere passati secoli dalla reunion con Randy Rampage, Dave Scott Davis e Ray Hartmann, eppure soltanto due anni separano un album atipico e proiettato verso il futuro come questo dal tradizionalista “Criteria For A Black Widow”. Al cambio di sound si associano un trasferimento di label e l’inevitabile, verrebbe da dire, split col burrascoso Randy Rampage, sostituito dall’ennesima sorpresa a impugnare il microfono degli Annihilator, questa volta non tanto per la sua origine ignota, quanto perché portare il chitarrista di un gruppo storico come gli Overkill a cimentarsi con la prova vocale non è esattamente quello che ci si aspetterebbe. Joe Comeau si adatta allo stile di “Carnival Diablos” sfoderando una voce ruvida che non si nega alcuni acuti da vero e proprio metal god, non sfigurando neppure quando Jeff Waters porta la sua creatura, da (quasi) sempre dedita a un thrash molto tecnico, a suonare come una sorta di cloni degli AC/DC. A questo aspetto di minore rilevanza, ma di certo non di minor clamore, si uniscono le due grandi anime del nuovo corso Annihilator: da una parte il thrash moderno già accennato negli ultimi lavori si fa sempre futuristico, ripetitivo, corposo, meccanico e supportato da una produzione (by J.W.) che non lascia adito a dubbi di alcun genere; dall’altra quelli che una volta erano soltanto degli inserti melodici ora si impossessano di intere tracce, guadagnando anche uno stile più vario di quello che portava ormai tatuato Annihilator su ogni cm2 di pelle. La fusione di questi due estremi si chiama “Carnival Diablos”, dove oltre al disco intero intendiamo la title-track, vero e proprio sali-scendi di chitarroni ossessivi e linee pulite, nonché simbolo di un disco decisamente atipico, originale, coraggioso e da amare nei suoi difetti.

Scroll To Top