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    Annihilator

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They are in command

Passa così poco dalla pubblicazione di “Alice In Hell” e le mutazioni della creatura Annihilator sono già così rilevanti che si fa fatica a ricondurre “Never, Neverland” a quanto di inquietante era stato suonato alle spalle dell’irrequieta voce di Randy Rampage. Le strutture, soprattutto quelle chitarristiche, si fanno meno intricate e massive, fondandosi spesso su ritmi da corsa, tanto che è possibile accostare alla densa atmosfera orrorifica del debutto soltanto poche note in più di quelle dell’apertura “The Fun Palace” e della pur ritmicamente molto sostenuta “Phantasmagoria”. È certo che a questa purificazione dal maligno contribuisce anche la sostituzione del vocalist con il poco duraturo Coburn Pharr, che se ne andrà lasciando spazio a un nuovo cantante e a un nuovo sound, certamente più sorprendente di quanto lo possono essere piacevoli cavalcate come “Road To Ruin” e “Sixies And Sevens”, che non si distaccano comunque da un thrash tra i più canonici, seppur magnificato da un songwriting molto ispirato e orientato all’headbanging, condito dalle qualità che per gli Annihilator sono tratti distintivi già a questo punto della carriera: stop & go mozzafiato, assoli mirabolanti e melodici, quasi quanto i riusciti break che fanno la loro azzeccata comparsa nella maggior parte dei pezzi. È dunque, come previsto, molto più che una manciata di riff da air guitar a uscire da “Never, Neverland”, a perfetta conferma del valore e delle caratteristiche della band canadese, o meglio del suo leader Jeff Waters, unica vera essenza di tutto ciò che le sta dietro, come può facilmente dimostrare la costanza evolutiva che ancora oggi – cambiate tutte le carte in tavola tranne una – la contraddistingue. D’altro canto, quando si scrive un pezzo come “I Am In Command”, come si può avere torto?

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