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  • Annihilator: Refresh The Demon

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Una bella rinfrescata al demone ispiratore

Jeff Waters continua con “Refresh The Demon” la sua carriera da ostinato solista nel momento di maggior crisi della storia del metal mondiale. Il nuovo album, composto e interpretato completamente in proprio – non fosse per la batteria di Randy Black – porta maggiore compattezza e coerenza nel sound degli Annihilator targati mid-nineties, a dimostrare che l’azzardo di pubblicare un album come “King Of The Kill”, con il debutto anche dietro al microfono da parte del chitarrista, ne ha sgombrato l’ispirazione compositiva da ogni incertezza, spingendo il sound verso quella che sarà l’incarnazione degli anni 2000, tra suoni compressi e riff marziali, come l’apice del lotto, la futuristica “Ultraparanoia”, dimostra ampiamente. Oltre a queste proiezioni, che reggono quasi interamente la prima parte del disco, non mancano i soliti break che portano stampato il marchio Annihilator (“A Man Called Nothing”) e alcuni momenti decisamente inconsueti che finiscono per essere solari, con un riffing molto veloce, scorrevole e classico, per come lo si può intendere nella semantica dell’hard rock. Tra questi, il disco si perde in una serie di pezzi che cercano di fungere da trait d’union tra la compattezza iniziale e la vivacità che segue, riuscendo in verità a smuovere ben poco con il proprio corposo groove.
È chiaro da questo quadro che, nonostante l’apprezzabile volontà di portare avanti il proprio progetto da parte di Jeff Waters, il trittico dei suoi album solisti coincide con poco più di un’onesta via alternativa al classico split/reunion per superare quello che per molte heavy metal band è risultato un burrone invalicabile. In alternativa alla selezione dei centellinati highlight del disco, vediamo il solo collezionismo come ragion d’acquisto per “Refresh The Demon”, così come per i suoi fratelli più stretti.

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