Home > Recensioni > Annihilator: Remains
  • Annihilator: Remains

    Annihilator

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Velleitario

Dopo un paio di album dalla carica innovativa piuttosto contenuta, Jeff Waters si lancia di nuovo nella sperimentazione più totale, lasciandoci questa volta ancora più stupiti di quanto aveva fatto con “Set The World On Fire”. La carica elettronico-industriale di Remains non ha infatti alcun metro di paragone nel passato della band e non è nemmeno giustificabile dalla tendenza verso un riffing più futuristico evidenziata nel precedente disco (e poi ripresa in forma definitiva molti anni dopo su “Waking The Fury”), si tratta piuttosto di una vera e propria sterzata verso il suono delle realtà metal-industriali emerse nella seconda parte degli anni ’90, con una preparazione che non è però in grado di portare gli Annihilator tra le personalità di spicco di questo movimento. “Remains” resta così uno spiacevole episodio per un gruppo che non si svincola affatto dall’ambito metal, tornandone anzi ai vertici dopo un paio di anni soltanto con una reunion piuttosto scontata. A chi dal campo base non disdegna comunque le sortite più azzardate, “Remains” offre alcuni tentativi non trascurabili, come la carica perversa di “Sexecution”, l’anti-elettronica ma comunque nuova ballad “Wind” e l’ambientale “Bastiage”. Al fianco di un coerente nocciolo sperimentale, rimangono comunque i soliti episodi che nulla hanno a che fare con il concept sonoro dell’album, come da consolidata tradizione watersiana; questa volta non si può però nascondere come siano anch’essi davvero poco azzeccati, visto che non costituiscono altro che un superfluo rifugio per la chitarra di Jeff Waters e tutti i suoi maniaci.

Scroll To Top