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  • Annihilator: Waking The Fury

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S’i fosse foco, arderei ‘l mondo

Partiamo dalla fine: un disco dall’ottimo tiro rovinato da una pessima produzione. Perché “Waking The Fury” esalta le virtù delle evoluzioni modern thrash già presenti su “Carnival Diablos” e le calcifica su tutta la superficie del disco, non permettendo né alla melodia né agli accenti prettamente hard rock di emergere come nel recente passato (“Nothing To Me” rappresenta gli AC/DC soffocati da una pioggia di chitarroni ronzanti). Si tratta dunque di un disco massiccio e compatto, con pezzi come “Ultra-Motion” che sono vere scariche di energia e con le loro progressioni non possono lasciare immobili. Si tratta di un’esplosiva unione tra la velocità più esasperata e tecnica e la pesantezza più moderna e tecnologica. E qui nasce il limite principale dell’opera: un buon produttore come Jeff Waters non è stato in grado di fornire alle chitarre su cui si regge l’intera componente heavy dell’album un suono potente e credibile allo stesso tempo. O meglio: ha fatto un passo davvero troppo lungo su questa strada, difatti la compressione delle 6 corde finisce per rendere il loro suono fin troppo distorto, al limite di un disturbo, come l’analogia con le pale di un elicottero in “Striker” (un altro episodio dalle progressioni travolgenti) mostra in maniera plateale. È davvero un peccato non potersi godere un suono pieno e distruttivo in pezzi come i già citati, o ancora “My Precious Lunatic Asylum” e “Cold Blooded” (in cui si raggiunge l’assurdo di una sorta di rumore bianco di fondo), che sarebbero risultati letali con un suono più pulito nella sua futuribilità. Così non possiamo che crogiolarci in un appiccicoso rimpianto.

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