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Another Way To Die

L’originalità di “Another Way To Die”, colonna sonora del ventiduesimo episodio delle saga di James Bond, non risiede certo nel titolo, degno piuttosto di un remix cinematografico delle precedenti avventure. Se la pellicola in uscita viene cripticamente etichettata come un quanto di sollazzo, per la sua controparte musicale avviene l’esatto contrario, ossia un’impronosticabile coppia di artisti viene resa più accessibile da un titolo immediatamente associabile allo scopo, quello di accompagnare l’agente segreto inglese nelle peregrinazioni a cui lo sottopone la sigla iniziale, anche questa uno dei luoghi di culto della più longeva serie di lungometraggi che la cinematografia ricordi.

Ad accompagnare Daniel Craig mentre si aggira in uno stilizzato deserto, icona di “Quantum Of Solace” come le carte lo erano più banalmente state di “Casino Royale”, troviamo dunque la coppia Jack White – Alicia Keys. Cosa abbiano a che fare l’uno con l’altra è una buona domanda, per cui “Another Way To Die” è un’ottima risposta. Chi si chiede come possa coesistere lo stile polverosamente vintage del leader di White Stripes e Raconteurs con quello raffinatamente scintillante di una principessa dell’R&B declinato secondo l’estetica popolare non troverà risposta sistematica, ma evidenza sperimentale. Tanto da poter anche avanzare la legittima ipotesi che l’esperimento non sia facilmente riproducibile.

I due interpreti non si incontrano a metà strada, come sarebbe stato possibile presupporre, bensì intrecciano le proprie peculiarità le une sulle altre, andando a replicare le soluzioni adottate dalla figura del James Bond interpretato da Daniel Craig. La voce fuori dal tempo di White narra l’inesorabile vastità del deserto e i vocalizzi della Keys sono lo smoking dello 007 che le doma, la chitarra urla il dolore provocato da scariche di mitraglia, mentre il piano e i fiati brillano quanto gli ambienti chic in cui un uomo coperto di polvere e sangue si aggira sicuro di sé. Non si tratta di Jack White che porta scompiglio in casa di Alicia Keys, ma del nuovo James Bond. Metafora clinicamente azzeccata, dunque.

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