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    Ansiria

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Che peccato

Qui in Italia siamo pieni di bravi musicisti. Poi ci sono musicisti molto bravi che hanno molte idee, e musicisti molto bravi che di idee ne hanno davvero poche. Gli Ansiria di idee ne hanno eccome, hanno anche le giuste spinte nell’ambiente (visto che il cantante Irvin Vairetti altri non è che il figlio di Lino, frontman degli Osanna, storica progressive rock band italiana degli anni ’70) e, soprattutto, sono bravi musicisti.

Esce per FullHeads il loro primo disco, “Il Vuoto E La Sua Vanità”, un piccolo viaggio di rock d’autore che ammicca come sonorità a quel mostro sacro di Jeff Buckley (altro figlio d’arte) ma che riesce a mantenere una sua italianità grazie non tanto alle tematiche affrontate, quanto soprattutto alla scelta dell’italiano come lingua cantata.

Che dire? Il loro rock a tratti da pianobar è in se perfetto, non mostra pecche particolari. Sono dei musicisti eccezionali, la scelta dei suoni è impeccabile e la produzione non ammette repliche. Però quello che si riscontra, nell’ascoltatore, è una certa freddezza di fronte a questo disco. Manca il coinvolgimento, il calore, il fervore. Sarà un problema della musicalità della voce, a volte esageratamente cercata ed inevitabilmente sforzata; oppure sarà che il rock d’autore riesce a sfondare solo in presenza di geni assoluti della musica e della poesia; fatto sta che questo disco, un buon disco, fatica a scorrere nelle vene dell’ascoltatore.

Pro

Contro

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