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Ant-Man and the Wasp | Incontro con Paul Rudd e Evangeline Lilly

Abbiamo incontrato a Roma Paul Rudd e Evangeline Lilly, i protagonisti titolari di “Ant-Man and the Wasp“, il ventesimo film del Marvel Cinematic Universe, il terzo quest’anno dopo “Black Panther” e il pachidermico “Avengers: Infinity War“.

Il Marvel Cinematic Universe (MCU)

Evangeline Lilly: Cos’è per me il MCU, bella domanda. È una strategia escapista, per sentirsi buoni in un mondo che sembra aver perso la speranza, una sfida per trovare quello che c’è di eroico in me e il maggior potenziale che posso raggiungere come donna e come madre, e tentare di raggiungerlo.

Paul Rudd: Una grossa aggiunta nella mia vita, non mi ha portato altro che bene. Far parte di qualcosa che sprigiona gioia in maniera così universale e poterlo condividere coi miei figli. Mio figlio ha visto tutti i film del MCU, e mia figlia che ha otto anni mi implora di lasciarle vedere “Infinity War“.

Essere insetti

Paul Rudd: Adorerei rimpicciolirmi nelle situazioni imbarazzanti. Quanto agli insetti, sì, adesso non li ammazzerei mai. Le formiche le considero miei fratelli e sorelle.

Evangeline Lilly: Ho provato proprio quel desiderio di rimpicciolirmi e scomparire quando lavoravo alla prima stagione di “Lost”, quando guardavamo ogni settimana le riprese insieme col resto del cast: era il mio primo lavoro e a riguardarmi mi sembravo orribile! Gli insetti li amo da sempre, sono una bug girl, da piccola mi chiamavano “bimba-bruco”: mi ricoprivo di bruchi su tutto il corpo e andavo in giro a spaventare le mie amiche!

The Wasp

Evangeline Lilly: Quando partecipai ai provini per il primo film c’era la sceneggiatura già finita e quindi sapevamo già allora della scena finale, quando Hope (l’identità segreta di Wasp) guardando la sua tuta dice “It’s about damn time” (“Era ora”). Era chiaro che se il film fosse stato un successo sarei stata Wasp nell’inevitabile sequel. Quindi ho cercato in tutti i modi di far fare bella figura a Paul…

La computer graphics e gli “attori digitali”

Paul Rudd: Vi racconto un aneddoto. Michael Douglas ci disse di non aver mai lavorato con Michelle Pfeiffer e che quindi era molto eccitato di avere finalmente questa possibilità. E quando gli hanno detto che avrebbe lavorato con una Pfeiffer di trent’anni più giovane, era ancora più eccitato!

Evangeline Lilly: Il mio primo doppio digitale è stato nello “Hobbit“. Avevo già fatto in precedenza delle scansioni del corpo per delle action-figures, ma stavolta mi dissero che la scansione sarebbe servita a realizzare il modello digitale che sarebbe stato la mia controfigura, cioè un’animazione che avrebbero usato per il mio personaggio senza la mia interpretazione: risposi che non mi sarei prestata per quelle scansioni, preoccupata per il futuro del nostro mestiere. Ma la direzione presa dall’industria ormai era quella, ho dovuto accettare pur con molta fatica. Non c’è modo di fermare l’inevitabile.

Fantasie infantili

Paul Rudd: Da bambino avrei voluto essere Hulk. Ma non mi hanno dato la parte.

Evangeline Lilly: io avevo due fantasie. Primo: essere un elfo della Terra di mezzo, e ci sono riuscita! (Alla fine anche la controfigura digitale era buona…). Secondo: interpretare la Catwoman di Michelle Pfeiffer, che in questo film interpreta mia madre, quindi… yeah, i sogni si avverano!

La famiglia “professionale”

Paul Rudd: Per girare un film ci vogliono mesi, alla fine si forma sempre una sorta di famiglia. Nell’universo Marvel poi la famiglia si allarga con gli altri film, e è stato interessante per me negli ultimi anni conoscere gli altri Avengers così come i produttori del MCU.

Evangeline Lilly: Sì, quella Marvel è una grossa famiglia, persino i capi ci trattano con familiarità. Ma nulla potrà sostituire nel mio cuore il cast e la troupe di “Lost”: per sei anni siamo stati letteralmente isolati, con tutte le difficoltà di una situazione del genere e i frequenti momenti di solitudine dello stare su un’isola. All’epoca ero l’unica del gruppo così lontana dalla sua vera famiglia, ero davvero sola, ma la squadra di “Lost” mi ha praticamente adottato, e mi emoziono ancora quando ripenso a tutto quello che hanno fatto per me lì alle Hawaii.

Supereroi giovani e supereroi maturi.

Paul Rudd: Hollywood cercherà sempre attori giovani, ma sono grato del fatto che riservino dei ruoli anche a quelli come me. Poi, grazie alle controfigure digitali, potremo pure continuare per altri cinquant’anni…

Evangeline Lilly: Proprio in Marvel, già Robert Downey Jr. e Gwyneth Paltrow dimostrarono di essere adatti e attraenti anche in età più matura. Per quanto mi riguarda ho tutta l’intenzione di valorizzare la mia età andando avanti nella mia carriera. Quando compro prodotti cosmetici cerco specificamente prodotti che senza componenti “anti-età”, non appoggio il messaggio che non si debba invecchiare. Io voglio invecchiare, voglio essere più saggia.

Paul Rudd: Io invece mi prendo tutti i prodotti che butta Evangeline…

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