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Anthrax: A fist in your stomach!

Anthrax, ovvero la Storia del thrash metal. Una band che ha saputo reinventarsi nel corso degli anni rimanendo semplicemente fedele a quel sound duro, metalloso e sporco made in Bay Area; non ci sono compromessi quando si parla del gruppo di Scott Ian e soci: li ami, e li hai seguiti fin dagli esordi di vent’anni fa, quando “Indians” coinvolgeva il pubblico dei festival in un pogo indiavolato. Certo, forse sono rimasti sempre un po’ in ombra rispetto ai cugini Metallica o Megadeth ma, a differenza degli altri Big4, sono stati indefessi nelle loro scelte di stile e capaci di trascinare orde di fan. Oppure li odi, chiedendoti a cosa serva la reunion di un’altra metal band che non si fa più sentire da anni. E se pensi così sbagli, perché sono tornati in gran forma, con un singolo che sembra un pugno nello stomaco, e un album in uscita, “Worship The Music”, che sicuramente arriverà al cuore del pubblico. Abbiamo incontrato Rob Caggiano in occasione della data italiana dei Big 4, e sentite cosa ci ha raccontato sul futuro degli Anthrax.

Bentornati! Come vi sembra essere tornati dopo 8 anni dalla reunion?
Be’, in realtà non ce ne siamo mai andati, non abbiamo mai dichiarato ufficialmente di esserci sciolti, nonostante i cambi di line-up e la crisi della band. Ma siamo entusiasti del nuovo album che sta per uscire, sì, ci sentiamo pronti e carichi!

E cosa avete fatto in questi otto anni?
In che senso 8 anni? Parli del tour della reunion, nel 2005? Be’, credo fosse un periodo davvero strano, pieno di imprevisti e di cose che non avevamo in programma. Poi abbiamo iniziato a lavorare al nuovo album, subito dopo il tour della reunion, e l’abbiamo appena finito.

E ci sono voluti 4 anni per terminarlo? Come mai così tanto?
Problemi con il cantante, che non nominerò (ride)… sai chi è, no?

Sì, ma vorrei sentire il suo nome da te!
Naa… (ride) è rientrato, ha registrato alcune canzoni, in realtà abbiamo fatto un intero album con questo vocalist innominabile! Ed è stata una situazione anomala perché avevamo un disco pronto, ma nessuno che lo cantasse, e per me è stato anche peggio, dato che ho dovuto produrlo io!!
Però è fantastico essere tornati! Ma non sapevamo se Joey sarebbe rimasto con noi, dato che non era sicuro di cosa avrebbe voluto fare. Eravamo in una specie di iato, come si dice. Ma poi ha deciso di rientrare in modo stabile e abbiamo fatto un album fantastico. Ed è stato un bene che ci sia voluto così tanto tempo per registrarlo, dato che abbiamo fatto le cose nel miglior modo possibile: abbiamo fatto sedimentare il lavoro, cambiando anche certe parti di chitarra, certe melodie, rivisto dei dettagli e a volte interi pezzi.
[PAGEBREAK] E il fatto che Joey sia tornato ha influenzato in qualche modo il songwriting dell’album?
No, al 90% era tutto pronto prima che lui tornasse. Avevamo già un’idea chiara di come volessimo realizzare il disco. Tuttavia, il ritorno di Joey ha certamente infuso nuova energia ai pezzi, anche se le canzoni erano già state scritte prima. Ha dato la sua impronta personale, facendolo risultare un album con le palle e richiamando alle orecchie la produzione classica degli Anthrax. Come avrai potuto constatare, il sound è davvero fantastico, una bomba, eheh!

Purtroppo non ho potuto ascoltare l’intero album, ma il singolo “Fight ‘Em ‘Till You Can’t” sembra un ritorno al passato, ai tempi di “Persistence Of Time”: un vero pugno nello stomaco!
Sì, è proprio quello che volevamo ottenere… grazie! Il singolo, “Fight’Em ‘Till You Can’t” è uno dei pezzi che avevamo già registrato e abbiamo rifatto, con tutti i crismi: Joey alla voce, Charlie che ha fatto le parti di batteria, e poi è una delle canzoni che suoniamo più spesso dal vivo. Sai, sono successe alla band molte cose, che hanno influenzato l’andamento dei pezzi. Così come il fatto di suonare un brano varie volte, te lo fa vedere sotto diverse angolature. Ecco perché siamo ritornati su “Fight ‘Em..”, imprimendogli un’energia completamente nuova.

Non vedo l’ora di sentire l’album intero… ci parli un po’ in generale di come si presenta, di cosa dovremmo aspettarci?
Allora, le canzoni sono molto variegate, ci sono cose aggressive e veloci, à la “Persistence Of Time”, poi altri pezzi più lenti e ritmati, poi delle ritmiche orecchiabili. È un ottimo album in generale, non c’è un solo momento morto. Ci siamo assicurati che ogni canzone fosse perfetta, e ne siamo proprio orgogliosi, ci abbiamo lavorato tanto. Ad esempio, la canzone “Judas Priest”, che è una delle ultime che abbiamo scritto, e ha subito un po’ di cambiamenti. Risale al 2007, poi l’abbiamo completamente rielaborata, e mi piace molto il risultato finale, almeno per quel che riguarda l’assolo di chitarra, hehe!

Non è molto usuale impiegarci così tanto per scrivere un album e, soprattutto, rivedere in continuazione i brani già scritti…
Hmm, non è molto comune? Be’, pensa ad Axel Rose!

Da dove viene il titolo “Worship The Music”?
Quello è venuto in mente a Charlie Benante, il nostro batterista… dovresti chiedere a lui, dov’è? (ride). Era da un po’ che aveva questo titolo in testa.

Questo non è il primo disco in cui sia sei produttore che chitarrista. Hai cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare come produttore nel corso degli anni? O ti attieni sempre alle stesse direttive?
Be’, come in ogni cosa, più la fai e ne sei coinvolto, meglio ti riesce. Ogni album che produco mi fa imparare qualcosa ed è uno stimolo a migliorarmi. Mi sforzo sempre di superarmi nelle canzoni che incido, anche se il mio modo di lavorare è quasi sempre lo stesso. Quando ho cominciato, anni fa, ero concentrato quasi esclusivamente nel mio compito di produttore, e ho fatto delle cose piuttosto cool, come “Nymphetamine” dei Cradle of Filth che è stato nominato ai Grammy. Ripensando a questi successi, come produttore, sono sempre alla ricerca di un nuovo lavoro da fare, ed entusiasta di buttarmi in qualcosa di nuovo.

Ma cosa ti dà più soddisfazioni? Essere un produttore o un chitarrista?
Mi piace fare entrambe le cose, sia salire sul palco a suonare che essere chiuso in studio per la produzione. Sono come due aspetti differenti della mia personalità. Alla fine della giornata, se ci pensi bene, è tutto solo rumore. Sono un creatore di rumori!

Rob, come vedi il futuro della band?
Be’, sicuramente siamo tornati per rimanere. Ci divertiamo troppo sul palco, e il fatto di esserci riuniti ci ha dato nuova linfa vitale, oltre al fatto di aver prodotto un nuovo album. Ci aspettano almeno un paio d’anni di divertimento e di pazzia, te lo garantisco.

E come ci si sente ad essere parte dei Big 4?
È pura magia. Davvero, è una cosa fenomenale, lavorare e divertirsi insieme. E non ci sono alti negativi, è tutto un grande divertimento far parte di qualcosa di così grande. Stare con i ragazzi è fantastico, e il suonare insieme è la parte più divertente… essere sul palco con le persone che preferisci!

Ho sentito dire che hai anche un progetto parallelo, The Damned Thing: ce ne puoi parlare?
Sì, abbiamo suonato qui a Milano proprio un paio di settimane fa, durante il Sonisphere. E sono abbastanza stanco, dato che sono tornato a casa per pochissimo tempo, poi siamo stati in Germania e ora siamo qui. Poi con gli Anthrax abbiamo il tour in Nord America e, ad un certo punto, tornerò a fare delle cose con i The Damned Thing: abbiamo un bel po’ di materiale già pronto, qualche bella idea qua e là… non abbiamo pianificato niente ma c’è parecchia roba su cui lavorare.

E dopo l’uscita dell’album, gli Anthrax torneranno con un tour da headliner?
Sì, ci piacerebbe molto. Non abbiamo alcuna data fissata, ma sarà qualcosa di grandioso. E non ti rivelo nulla perché vorrei che fosse una sorpresa!

Ok, se lo dice lui, dobbiamo solo aspettare, e spaccarci la testa con l’headbanging più violento mentre ascoltiamo “Fight’Em…”.
Dopotutto, “it’s a madhouse!”.

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