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  • Anti-Flag: The Bright Lights Of America

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Le luci scure dell’America

L’ormai veterano quartetto punk rock di Pittsburgh, dal 2005 sotto RCA/SonyBMG, non si cela dietro il mestiere e la sicurezza del supporto di una multinazionale dell’industria discografica. C’è da ricordare che sono stati tra i primi a fare denunce politiche a viso aperto contro Bush e Cheney. Che, poi, il loro attivismo va oltre i dardi scagliati dalle loro liriche hardcore, ed oltre anche l’accusa alla bandiera americana di incarnare ormai un significato simile al fascismo.

Nel caso degli Anti Flag, il supporto di un colosso discografico ha significato qualcosa di positivo specialmente dal punto di vista artistico. Sarà per la produzione dell’eclettico Tony Visconti, o per la maturata esperienza che ha imposto, ad una musica fatta prima di tutto di energia e potenza espositiva, una complessità gradevole; de facto emergono le doti dei musicisti sopra quelle dei portatori di un messaggio politico e sociale. Cori, contrappunti di arrangiamenti ben rodati nell’ingranaggio propulsivo del gruppo, ed atmosfere cupe aggiungono una tridimensionalità che rende longevo “The Bright Lights Of America”, senza tradire la fiducia di chi li ama diretti e spontanei. Il riffing, la tramatura chitarristica, sono vivi e poderosi, dinamici in un modo che colpisce, impreziosendo allo stesso tempo l’invenzione melodica, quando più evidente.

Punk rock che trova il suo statuto d’autore, inconfondibile, e l’orecchiabilità che induce al ripetuto ascolto, e fissa messaggi e musicalità all’orecchio: non sono cosa da poco.

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