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  • Antimatter: Saviour

    Antimatter

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La bellezza, e l’estasi, nel tormento

La chiusura del cerchio, in più di un senso. Gli Antimatter, algida creatura di un menestrello chiamato Duncan Patterson, portano venti freddi ai nostri cuori; piccoli tormenti inflitti alle cicatrici mai totalmente rimarginate. Il fu Anathema, Duncan, ristabilisce in Saviour quell’eredità che aveva fatto grande “Alternative 4″, con il suo bagaglio di ossessioni, ricordi e spiritualità sentita ma claudicante. Ascoltare questo disco significa lasciarsi cullare dalla propria malinconia, da una visione riflessiva e immobile; una calma densa, di sentimenti e dinamiche emotive.
La vera novità consiste nello spettro sonoro più ampio, che prende in consegna basi programmate non innovative e sicuramente scarne, perfetto adagio per la poetica degli Antimatter. In più aleggia un contorno essenziale di lenti spazi ambient-dub, con synth drammatici ed effetti di riverbero sulla batteria. Un mondo di spleen, dove a elargire piccoli sprazzi di luce sono i sospirati vocalizzi femminili o i dolci arpeggi di chitarra, che fanno poi piombare ancora più velocemente l’ascoltatore verso i suoi tormenti più reconditi. Un album prezioso, che raramente si discosta da determinate coordinate musicali, caldo come un abbraccio che si scontra con le bufere del vostro cuore. Un disco coraggioso, anche, da un punto di vista musicale, ma soprattutto umano. La forza e la risolutezza di rialzare la testa e guardare al di là della bianca nebbia, verso il sole.
Sentitamente, sulla scorta di pagine meravigliose quali l’ossessiva “God Is Coming” o la poetica del dolore negato di “The Last Laugh”, ringraziamo.

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