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Antonio Sanchez & Migration Band al Blue Note di Milano, il live report

Non sarà la notte degli Oscar, ma sicuramente è quella del tributo al merito. Blue Note, Milano, 26 Aprile 2015. Sono le 21.00 esatte quando Antonio Sanchez & Migration Band esordiscono sul palco dello storico jazz club. Non ci sono presentazioni, non servono. È la loro musica che introduce quello che è considerato da molti come uno dei compositori più interessanti della sua generazione. Eppure, per chi ancora non lo conoscesse, c’è poco altro da dire. Il successo della sua colonna sonora in Birdman arriva dopo quattro Grammy Award e conferma solo quella che è una brillante carriera: le sue composizioni e la sua batteria compaiono in un centinaio di album oltre che in collaborazioni di alto livello con – giusto per citarne alcuni – Pat Metheny, Chick Corea e Michael Brecker.

 

Si apre così il tour italiano del musicista messicano. Al principio il repertorio è abbastanza classico: i suoni che fanno vibrare le pareti e le anime più sensibili sono proprio quelli del Jazz puro. Virtuosismi di scale crescenti e decrescenti si alternano in pezzi solisti di sax, piano, contrabbasso e batteria, rispettivamente eseguiti da Seamus Blake, John Escreet, Matt Brewer e, per l’appunto, Sanchez. Lui, messo all’angolo – ma solo fisicamente perché non c’è critica che tenga – per raccogliere l’attenzione del pubblico, già ben focalizzata, imita il flusso vascolare di un emozione ripetendo i battiti frequenti di un cuore in tachicardia. BamBam. Bam. BamBam. Lo scorrere di note fino a qui ininterrotto, acquisisce ora intensità e corpo e si presenta come unico e coinvolgente. Perché, sebbene si tratti di tracce solo strumentali, non c’è bisogno di alcuna voce che possa conquistare. È solo musica ed questa la sua grande lode.

 

In una breve pausa a metà del live, il bandleader improvvisa poi tra lo spagnolo e l’italiano un “itaniolo” e, ringraziando i presenti, racconta brevemente la genesi dei brani appena eseguiti tratti dalla combinazione di due album, Three Time Three e New Life.

 

La bravura di Sanchez sta proprio nell’approccio al palco e, più in generale, al sound delle sue composizioni: umile, perché si fa spazio piano piano senza troppo clamore, resta al contempo inventivo e di vigore nella inconfondibile combinazione di coraggiose improvvisazioni, alternate alle più rigorose esecuzioni da spartito. In questo modo, ogni accordo ed ogni nota fa parte di un movimento che rapisce e porta lontano.

 

Riprende così a pieno con la scaletta fino alle ore 22.30 riproducendo più singoli tratti dalla sua già molto ricca discografia.

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