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La pazienza è amara ma il suo frutto è dolce

Se non hai cuore, idee e spirito di sacrificio, tante ore di scale, arpeggi, lick e fill ritmici non ti serviranno, se non ad impressionare tua nonna o la bella del quartiere”. Così parlarono gli Aphelion, gruppo trevigiano quanto il radicchio, all’esordio vero e proprio, dopo aver confezionato nel 2005 un demo di due brani che aveva acceso i riflettori sulla loro musica.

“Franticode” è un album strumentale di sette tracce dalla struttura progressive – fusion, con una cattiveria chitarrististica minore rispetto ad una realease metal, orientata maggiormente verso il rock. La tecnica del quartetto veneto è l’elemento predominante: la novità, tuttavia, è che il virtuosismo smette i panni del feticcio artistico e si pone al servizio dell’opera, trovando in essa una naturale esaltazione.

L’integrazione dei suoni, la complessità ritmica e melodica certificano una massiccia attività di studio ed arrangiamento, che ha trovato il suo quid pluris nel missaggio di uno stregone come Derek Sherinian e nella partecipazione di Alex Stornello nel brano “Clouds Over Tharsis”. La struttura, fitta ed elaborata, necessita di un ascolto attento e ripetuto e palesa l’opportuna assenza dell’elemento voce, mai come in questo caso, filtro indesiderato tra l’intensa emotività della musica e l’animo umano.

La musica strumentale non sempre è il bistrattato comprimario del momento aperitivo, quello in cui anche una patatina riceve più attenzioni delle melodie, relegate ad estromettere il silenzio dall’happy hour. “Franticode” non è album che possa recitare il ruolo di figurante, ascoltarlo distrattamente è tempo perso. Il consiglio è: masticare bene per coglierne l’essenza. Come dire: la pazienza è amara ma il suo frutto è dolce.

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Contro

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