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Apoteosi

Un evento che soprassede sulla rassegnazione è qualcosa che ha in sé un potere magico.
In questo caso specifico la rassegnazione consiste nel conoscere solo tramite CD e video un gruppo che ha scritto parte della storia musicale, avendo la consapevolezza di non poter mai più gustare le sue note live.
L’evento magico, invece, è questo tour che Peter Hook ha fortemente voluto per celebrare l’album “Unknown Pleasures” e Ian Curtis: ormai sono passati trent’anni.
La somma delle due cose ha portato un viaggio cosmico nel tempo per tutti i fan presenti.

La voglia di anni ’80 e di tutto il suo dark trasborda dai Magazzini di Milano. La gente rispolvera i propri cappotti neri ricoperti di toppe dei Depeche Mode e dei Cure. I pochi ragazzi giovani si lamentano del pubblico in prevalenza “vecchio”, ma stasera è tempo di devozioni e cerimonie, stasera si sciabola una bottiglia rimasta chiusa da tre decenni: solo ricordi, nessun pensiero al futuro.

La magia inizia, si spengono le luci. Vedere Peter che, con il basso, si prende anche la briga di cantare rende felici; solo qualcuno che faceva parte dei Joy Division poteva sostituire Ian alla voce, nessun altro.

In tutti i pezzi più tetri e più movimentati i “vecchietti” si riprendono la rivincita, questa Milano non aspetta metà concerto per scaldarsi, il pubblico poga, canta, scuote la testa e sogna, insomma il viaggio è finito, siamo in Inghilterra e questi sono gli incredibili, oscuri, primi anni ottanta.

Peter invece (si vede lontano un miglio) non è mai uscito dal passato. Interagisce con il pubblico e picchia le corde del suo basso come posseduto da tutto quello che ha creato musicalmente.
Tutti gli eventi magici hanno la loro apoteosi e, quando inizia la canzone “She’s Lost Control”, sembra davvero di respirare la stessa aria che circolava nei club di Manchester.
Dopo un’ora di concerto il gruppo torna sul palco per il bis e, proprio quando tutto il pubblico sta per intonare “Dance dance dance, dance to the radio” dalla canzone “Transmission”, Peter ferma il tutto per qualcosa che è successo sotto il palco. Niente di grave, si riprende a suonare, ma qualcuno della band sbaglia l’intro e così il pezzo rimane incompiuto, sostituito velocemente dall’ultimo brano in scaletta, “Love Will Tear Us Apart”. E qui rimango senza parole e voce.
Avrei voluto fare foto e registrazioni video, osservare più particolari, trascrivere la scaletta, ma certe onde emotive è meglio affrontarle nudi e crudi e tenere l’unico ricordo chiuso dentro la nostra mente.

Dio salvi il ricordo dei Joy Division.

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